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Verona, "porsel", "omo de m... elo mia ora che te crepi?": operatrice della Casa di riposo condannata

“Umiliazioni”, “angoscia”, “disagio”, “infelicità” sono alcune delle parole riportate contro la dipendente 48enne di un'ente di Cerea. Anziani preoccupati quando c'era lei di turno. La difesa "Solo falsità, amavo quel lavoro"

Un’operatrice sanitaria impiegata in casa di riposo che faceva “paura”. Aggressiva, offensiva verso i pazienti a cui non risparmiava nulla. Gli anziani, secondo quanto emerso in aula, si preoccupavano quando sapevano che c’era lei in turno. “Umiliazioni”, “angoscia”, “disagio”, “infelicità” sono alcune delle parole riportate nel capo d’imputazione contro la dipendente 48enne di una casa di cura di Cerea. Con l’accusa di maltrattamenti agli anziani è finita condannata a due anni di reclusione al termine dell’udienza. La donna dovrà anche sborsare un risarcimento di 10mila euro più altri 5mila per le due parti offese. Persone deboli e per di più bisognose, dato che sarebbero rimaste “ostaggio” delle angherie dell’operatrice sanitaria mentre erano ospiti.

Comportamenti aggressivi, bruschi, offensivi ed intimidatori e comunque deontologicamente scorretti e idonei a cagionare sensi di umiliazione e stati di prostrazione emotiva e profondo senso di disagio e di angoscia negli ospiti” ha motivato il giudice. La vicenda risale all’ottobre del 2010 e, immediatamente dopo l’allarme e il successivo scandalo, l’operatrice venne licenziata. Poi lei aveva fatto ricorso e il giudice del Lavoro le aveva dato ragione, imponendo alla Casa di riposo il suo reintegro. Il caso era scoppiato all’indomani del decesso di un ospite della struttura. Fatto salvo che a lei non è contestata alcuna responsabilità in merito alla morte, sono stati portati dettagli sui metodi “di cura” dell’operatrice. Il giorno prima, secondo le testimonianze portate in aula, la donna aveva immerso l’anziano in una vasca da bagno. Fino al naso, bagnandogli il viso con acqua fredda e pronunciando frasi come “elo mia ora che te crepi?” o “vedemo se te te svei”. L’anziano sarebbe stato più volte bersaglio della brusca operatrice che lo additava come “porsel” e “omo de me..a”.

La donna, chiamata in aula a difendersi, aveva sempre respinto ogni accusa e il suo avvocato aveva spinto per l’assoluzione poiché si tratterebbe di fatti “riportati”, senza riscontro diretto. Come spiega il Corriere Veneto, l’operatrice 48enne avrebbe commentato che

«Sono solo falsità», è la sua tesi e alla scorsa udienza aveva accettato di rispondere in aula alle domande di accusa, parti civili e difesa. «Non ho mai maltrattato, umiliato o insultato gli ospiti della struttura dove all'epoca lavoravo - è stata la sua accorata difesa andata in scena all'ex Mastino -. Lavoravo lì dal primo dicembre 2008 e, fino a questa vicenda e al conseguente licenziamento del 7 aprile 2011, nessuno si era lamentato di me. Non ho mai ricevuto richiami, né orali, né scritti. La verità è che sono stata messa nei guai da alcune mie colleghe che non mi sopportavano perché ero troppo dedita al mio lavoro. Un lavoro che amavo e che svolgevo con dedizione e passione».

La pena è stata sospesa.

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