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Verona, la pornodiva Federica uccisa a bastonate sulla testa: è stato arrestato l'ex compagno

Tutto faceva presumere che sapesse molto di più di quello che aveva confessato quando la polizia lo aveva informato della morte di colei che era stata sua compagna e convivente. Ora Franco Mossoni, 55 anni, è agli arresti per omicidio

Una condanna per l'omicidio di un rivale in amore alle spalle, una relazione travagliata con la sua ex, i suoi travestimenti, i suoi colpi di testa, i piccoli reati. Tutto faceva presumere che sapesse molto di più di quello che aveva confessato quando la polizia lo aveva informato della morte di colei che era stata sua compagna e convivente. Ora Franco Mossoni, 55 anni, è agli arresti per omicidio. Il corpo di Federica Giacomini, 42enne pornostar in arte "Ginevra Hollander", è stato ritrovato sul fondo del lago di Garda settimane fa, in località Castelletto di Brenzone. Era rinchiuso in una bara di plastica blu, avvolto in un sacco e legato con il fil di ferro. La testa fracassata da violenti colpi, forse bastonate. Federica era scomparsa di casa da gennaio. L'indiscrezione era trapelata fino a raggiungere il culmine, con gli investigatori della Squadra mobile di Vicenza, dove lei abitava da qualche tempo, che avevano fatto partire le indagini a tutto campo. Quasi subito erano emersi i rapporti con Mossoni, descritto come uomo affascinante ma anche dalla personalità disturbata. Poi anche i suoi precedenti penali. Dall'ospedale psichiatrico in cui era rinchiuso (per l'assalto al "San Bortolo" di Vicenza travestito da Rambo), lui aveva dichiarato la sua totale estraneità. "Siamo stati insieme ma ormai è finita - aveva spiegato Mossoni, a febbraio -. Non l'ho più rivista". Non deve aver completamente convinto i detective della polizia, dato che lunedì 30 giugno gli hanno notificato il provvedimento di arresto.

"VIOLENTO E DISTURBATO", L'EX DI FEDERICA SI ERA FINTO BIOLOGO SUL GARDA

Questo anche perchè i movimenti dell'uomo prima di entrare in manicomio sono nebulosi e bisognosi di accertamenti. Un testimone l'avrebbe riconosciuto a Brenzone. A inizio febbraio Mossoni sarebbe comparso sulle sponde veronesi del lago. Cercava una barca ma in quel periodo era difficile trovarne uno disposto ad affittargliela. Riuscito nell'intento, si sarebbe poi fatto aiutare ad issare sul mezzo una grossa cassa di plastica, piena di congegni elettronici, ritenuti falsi giusto per mascherare cosa c'era veramente contenuto all'interno. La polizia sostiene che il 55enne bresciano si sarebbe finto un biologo giunto sul Garda per alcuni esperimenti scientifici. La polizia, per ricostruire gli spostamenti, è partita dai tabulati telefonici di Mossoni e sono emersi i contatti per avere una barca a Brenzone.

IL CORPO DI FEDERICA IN UN SACCO DENTRO UNA CASSA DI PLASTICA NEL LAGO

Quella che poi si è rivelata essere la bara di Fedrica Giacomini è stata ripescata il 17 giugno scorso, dopo ricerche ininterrotte di cinque giorni con gli scandagli. Ora resta da scoprire l'esatto luogo del delitto, forse un appartamento nel Veronese, in Valpolicella, nel quale confluivano le celle telefoniche di entrambi. E poi resta da recuperare l'arma del delitto. Nelle prossime ore Mossoni verrà trasferito dall'ospedale psichiatrico di Reggio Emilia al carcere. Poi avrà luogo l'interrogatorio di garanzia.
 

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