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Verona, picchiato dai carabinieri: la famiglia attende il risarcimento. La Procura respinge le accuse

Entro tre mesi arriveranno i 15mila euro stabiliti dalla Corte europea di Strasburgo dopo la sentenza che condanna lo Stato per i maltrattamenti subiti da Dimitri Alberti. Schinaia: "Avevamo avviato subito accertamenti"

All’indomani della sentenza della Corte di Strasburgo la Procura ha disposto alcuni accertamenti sul caso e intanto la famiglia esprime “gioia e soddisfazione”. La storia di Dimitri Alberti sta facendo parlare molto. Soprattutto perché di mezzo ci sarebbe la “mano pesante” delle Forze dell’ordine. Carabinieri, nella fattispecie. Il Tribunale europeo ha giudicato ammissibile la tesi della difesa secondo cui il 41enne veronese sarebbe stato malmenato dopo l’arresto e ha condannato lo Stato italiano a risarcire la famiglia con 15mila euro. Serviranno, come spiegano i famigliari, a fiorire le migliori cure per Dimitri, che da due anni è ricoverato al Centro riabilitativo di Marzana a causa di un’ischemia che l’ha ridotto in stato vegetativo. La Procura di Verona, contro cui si era scagliata la sentenza da Strasburgo ha riferito che Alberti patteggiò una pena a 8 mesi per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni a un carabiniere. Questo a seguito dell’arresto avvenuto l’11 marzo 2010 al bar “Tiffany” di Cerea. Secondo i magistrati avrebbe anche minacciato di morte i militari e le loro famiglie. È quanto avvenuto dopo che ha spinto l’uomo a rivolgersi ad un avvocato e a chiedere l’appoggio della famiglia. Segnala L’Arena che

«…il veronese, assistito dall'avvocato Antonella Mascia insieme alla collega Cristiana Ciurli, subì la frattura di tre costole e un ematoma al testicolo sinistro per la serie di calci inferti dai militari dell'Arma nella cella di sicurezza della caserma di Cerea. «I carabinieri entravano e gli sferravano i calci mentre lui era disteso sul materasso, Non ha neanche potuto guardare in faccia chi lo colpiva», spiega Mascia, «perchè si copriva la faccia per evitare di prendere calci sul viso».

Respinge qualsiasi accusa di “non aver indagato a dovere” il procuratore capo Mario Giulio Schinaia, che sulle pagine dei quotidiani locali ha confessato che il pm avrebbe aperto un fascicolo subito dopo la denuncia presentata da Alberti. Oltre che sui carabinieri, la Corte di Strasburgo aveva puntato il dito contro la Procura di Verona al quale ha imputato di aver erroneamente accolto la tesi di uso legittimo della forza senza concentrarsi sulle violenze avvenute dopo l’arresto. Quattro ore di tempo, dal momento del suo trasferimento in caserma a quello in carcere a Verona. Spiega il Corriere Veneto che

Nulla di più inesatto, invece, a parere di Schinaia: «Ho verificato direttamente com’è stata condotta quell’inchiesta, e posso dire che si è provveduto ad ascoltare i testimoni e sentire entrambe le versioni». E la richiesta d’archiviazione con cui è stata chiusa l’inchiesta? «Evidentemente, alla fine, non sono emerse prove dell’effettiva responsabilità da parte dei carabinieri». Un muro contro muro sui cui, purtroppo, Dimitri non può dire la sua. Almeno per ora.

Due anni fa, mentre era detenuto nel carcere di Vicenza, il 41enne è stato colpito da un’ischemia e da allora i famigliari si devono prendere cura di lui. Assistenza costosa, dato che necessita di 24 ore su 24. Il risarcimento di 15mila euro dovrebbe arrivare entro tre mesi.

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