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Verona, perizia rigettata: Ciccolini condannato a 30 anni di carcere per l'omicidio della ex Lucia Bellucci

Si tratta del massimo della pena considerando il rito abbreviato. Lapidario il commento della famiglia della vittima, estetista di origine pesarese, dopo la lettura della sentenza: "Giustizia è stata fatta"

La perizia psichiatrica presentata all'ultimo momento è stata rigettata dal giudice ed è arrivata la sentenza. Pesantissima. Trent'anni di reclusione. Questa la decisione del giudice Carlo Ancona di Trento che ha condannato Vittorio Ciccolini, l'ex avvocato veronese di 46 anni reo confesso dell'omicidio di Lucia Bellucci, la sua ex compagna di 31 anni, estetista di origine pesarese, uccisa in val Rendena. Si tratta del massimo della pena considerando che si era in rito abbreviato. Dopo la lettura della sentenza è stato lapidario il commento della famiglia della vittima: "Giustizia è stata fatta". Il padre Giuseppe pochi minuti prima aveva dichiarato che non si aspettava nessun genere di scusa dall'assassino della figlia: "Ciccolini non chiede scusa. Credo che Ciccolini dentro di sè rivendichi ancora di aver potuto decidere sulla soppressione di Lucia".

L'ex avvocato 46enne non era presente in aula alla lettura della sentenza. L'udienza, celebrata a porte chiuse dato il rito abbreviato, è cominciata alle 11e30 e si è conclusa dopo quasi tre ore. Oltre alla condanna a 30 anni di reclusione, il giudice di Trento ha disposto anche l'interdizione dai pubblici uffici e una somma di risarcimento dei danni che andrà corrisposta alla famiglia (padre Giuseppe, mamma Maria Pia, i fratelli Elisa e Carlo oltre che al marito separato di Lucia e a quello che era il suo attuale compagno). All'associazione "Isolina" che si occupa delle vittime di femminicidio, non è stata riconosciuto un risarcimento ma solo perchè sarà deciso in sede di processo civile. Le motivazionei della sentenza sono attesa fra poco più di un mese.

L'ORRORE - Vittorio Ciccolini, avvocato professionista, uccise la sua ex ragazza ad agosto 2013 con alcune coltellate al petto dopo aver tentato di strangolarla. Dopo aver consumato con lei un ultima cena in un ristorante, l'aveva portata in una strada buia della montagna che circonda Madonna di Campiglio, in Val Rendena (Trento). Lì, fuori di se' l'avrebbe colpita, ferendola a morte, con una baionetta acquistata in un negozio del centro storico di Verona. L'aveva poi caricata in auto, sulla sua Bmw e aveva compiuto il viaggio di ritorno verso Verona con il cadavere della ex sul sedile del passeggero. Aveva poi parcheggiato l'auto nel garage dell'abitazione della madre, in via Verde da Salizzole, zona Borgo Roma, mentre i carabinieri avevano fatto scattare le ricerche. L'uomo era stato catturato dai carabinieri poco dopo mezzogiorno del lunedì successivo al terribile weekend di agosto. Era sui bastioni, dove si aggirava in evidente stato confusionale. Alla vista dei carabinieri il 44enne ha cercato di scappare ma è stato acciuffato. Aveva lasciato alcuni messaggi, anche nello studio legale, con la parola "perdonatemi".

COLPO DI SCENA -  Risale a fine gennaio 2014, invece la scoperta a dir poco “sbalorditiva” che, nonostante non tolga nulla all’efferato omicidio messo in atto dal 45enne, aveva destabilizzato l'opinione pubblica. Sarebbe stato il cane di una veronese, a passeggio su lungadige Attiraglio, a ritrovare i documenti appartenenti a Vittorio Ciccolini: carta d’identità e due carte di credito. Più un romanzo “profetico” e inquietante.

La ragazza marchigiana era stata assunta in un hotel in qualità di estetista e aveva consumato l’ultima cena con Ciccolini, che era andato a trovarla per supplicarla di rimettersi con lui. Non c'era riuscito e l'esito sarebbe stato dunque tragico. I documenti ritrovati in riva all'Adige rappresentano già di per se' un mistero: sono comparsi dal nulla, in buono stato, e potrebbero provare che l'uomo stesse meditando il suicidio dopo aver ucciso la ex. Tutto sequestrato e sotto la tutela della Procura di Trento che starebbe facendo partire le analisi.

IL PROCESSO - Il pm Maria Colpani aveva già avanzato due aggravanti, probabilmente mettendo in difficoltà i difensori di Ciccolini. Da un lato era stato contestato il tasso alcolemico risultato dal sangue di Lucia: 1,81 grammi per litro, sufficienti ad annebbiarle la mente e ad ostacolarle movimenti e reazioni. In più avrebbe premeditato di portarla in un a stradina nascosta, avvolta nel buio, dove lei non avrebbe potuto chiedere aiuto a nessuno. Una seconda aggravante, arrivata da una sentenza della Cassazione, risulta essere quella della “possessività”, piuttosto che la gelosia.

“Ciccolini avrebbe ucciso proprio perché Lucia Bellucci aveva deciso di chiudere la relazione ed era, quindi, colpevole di insubordinazione nei suoi confronti e della sua volontà di possesso”

Il processo per l'omicidio di Lucia Bellucci era stato concordato secondo il rito abbreviato. Previsto dal Codice penale, è un rito speciale con il quale il legale, reo confesso, ha evitato il dibattimento e nella sentenza di condanna, la pena sarebbe stata ridotta di un terzo. Salvo in caso di ergastolo: in quel frangente la pena era fissata a trent'anni di reclusione. Come è poi avvenuto.

Il processo era stato così rinviato all'8 ottobre, anche per permettere la valutazione della consistenza del risarcimento offerto alla madre della vittima, che sarebbe intorno ai 200mila euro. La somma deriva dalla vendita di una casa e di un terreno di proprietà di Ciccolini, più alcune somme in denaro a cui contribuirebbero parenti e amici di lui. La famiglia, a poche ore dalla sentenza pronunciata dal giudice di Trento, aveva dichiarato di non aver ancora ricevuto un solo euro.

CICCOLINI SCEGLIE IL RITO ABBREVIATO PER LO SCONTO DI PENA

AVEVA SCRITTO TUTTO IN UN ROMANZO

CHI ERA LUCIA - La 31enne era da poco arrivata in Trentino, quell'estate, perchè aveva trovato lavoro: aveva preso in affitto un alloggio in un paese della val Rendena. Il lunedì successivo si sarebbe dovuta presentare all’hotel "Chalet del Brenta", a Pinzolo, poco distante da Madonna di Campiglio, per prendere servizio come estetista e addetta al centro benessere. "Conoscevamo bene Lucia, una ragazza che qui era amata da tutti. E' una tragedia che ha colpito al cuore la città - ha commentato il sindaco di Pergola, Francesco Baldelli. Lucia era figlia del medico di base di Pergola, Giuseppe. Una famiglia, quella della giovane donna, composta anche dalla mamma e da due fratelli. "Fino a pochi giorni fa - aveva ricordato il sindaco alla notizia dell'omicidio - era qui in paese, con gli amici e i parenti. Nel tempo si era costruita una professione, era una persona davvero benvoluta da tutti".

CONDANNATO - Vittorio Maria Ciccolini lavora in un noto studio legale della città. Laureato in Giurisprudenza all'università di Modena, si è specializzato in diritto penale, anche in qualità di difensore d'ufficio. Su internet Ciccolini aveva confessato di "amare la lettura di testi filosofici di Kant, la pratica del tennis a buon livello, dello sci e la ricerca di funghi, in particolare Boletus edulis e Cantharellus cibarius". Nel tennis, in particolare, Ciccolini, iscritto al circolo "AT Verona", aveva fatto parte della squadra degli avvocati veronesi che ha vinto il titolo italiano di categoria. Dopo gli sviluppi investigativi sul suo caso, anche se a distanza di mesi, era arrivata la sospensione dall'Ordine degli avvocati di Verona.

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