Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca Veronetta / Via Venti Settembre

Verona, la "pena sospesa" fa infuriare: "Basta rilasciare ladri e spacciatori. Giudici in pattuglia con noi"

Il decreto "Svuota carceri" complica ulteriormente le cose. Forze dell'ordine avvilite dagli sforzi mai ripagati. Il sindacato di polizia: "Così non riusciamo a garantire la sicurezza". Il procuratore capo: "La legge va solo applicata"

Decine di arresti in pochi giorni. Spaccio di droga, risse, aggressioni sono casi all’ordine del giorno per gli agenti di polizia. Si fanno in quattro per ripulire le strade da chi non ha deciso di vivere “in regola”. Ma la storia sembra essere sempre quella: appostamento, arresto, convalida dal giudice, condanna e “pena sospesa”. È proprio quest’ultima formula a far inviperire cittadini e ad affliggere gli uomini delle Forze dell’ordine. Basta scorrere gli ultimi casi di cronaca per rilevare che tra tutti gli arrestati per spaccio, lesioni aggravate, fuga e resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata, almeno l’80 percento viene rimesso in libertà dopo la convalida dell’arresto. Anche solo per attendere il processo, rinviato dopo l’estate. Resta poi da verificare se il responsabile del reato compare in aula alla data concordata. In tanti casi chi finisce in cella per qualche notte risulta essere senza fissa dimora e senza un impiego regolare. Magari è anche gravato da alcuni precedenti specifici, considerati “minori” e per questo non aggravano la condizione dell’arrestato.

DECRETO SVUOTA CARCERI - Sta di fatto che quella “pena sospesa” sta stretta anche a poliziotti, carabinieri e militari della Finanza che giorno dopo giorno escono di pattuglia e a proprio rischio e pericolo tentano in tutti i modi di riportare l’ordine sulle strade. Ha fatto discutere non poco il “decreto svuota carceri” promosso dal governo Renzi. Le nuove norme prevedono che il giudice non applichi la custodia cautelare in carcere e nemmeno gli arresti domiciliari se è possibile che l’imputato benefici della sospensione condizionale della pena. In più il magistrato dovrà studiare “a fondo” e nel caso in cui riuscisse a prevedere che la pena non sarà superiore a tre anni non potrà decidere per la custodia in carcere ma “solo” i domiciliari. I provvedimenti “svuota-carceri”, che non hanno mai smesso di far discutere dal momento in cui sono trapelate le prime indiscrezioni, mirano a pene alternative al carcere.

“La legge è così e bisogna rispettarla” spiegano dagli uffici della questura e delle caserme. Ma il sindacato Ugl di polizia non ci sta. Spiega Massimiliano Colognato, segretario veronese, sulle pagine del Corriere Veneto, che

«Quel decreto legge deve essere cancellato o dichiarato incostituzionale. Chiediamo l’aiuto dei pubblici ministeri presenti in procura perchè siano presenti durante alcuni interventi delicati. Anche loro siano reali testimoni di com’è costretto a lavorare il personale della polizia di Stato … In realtà anche la giustizia ha le “mani legate” perché chi commette reati in cui il “giudice ritiene che all’esito del giudizio la pena detentiva da eseguire non sarà superiore a tre anni” dovrà essere immediatamente messo in libertà. In queste condizioni, non si può garantire la sicurezza dei cittadini, molti dei quali stanno anche sempre più collaborando con le forze dell’ordine mediante precise e immediate segnalazioni».

A smorzare ogni tentativo di avvicinamento con le Forze dell’ordine è il procuratore capo di Verona, Mario Giulio Schinaia, che tuttavia appare non meno sconfortato. Spiega infatti che

«In generale il dramma dei magistrati è che devono fare rispettare la legge. Non la possono e non la devono giudicare. La devono applicare. Anche quando non sono d’accordo. Non solo noi e gli altri tutori della legge la dobbiamo far rispettare. Ma dobbiamo essere i primi che vi si attengono. Solo così possiamo far passare il concetto che tutti, tutti, la devono rispettare. Che piaccia o no»

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