Verona, il Pd contro i vertici: "Ca' del Bue porterà al fallimento Agsm": E intanto la Finanza controlla

Scontro sul termovalorizzatore controllato dalla multiutility comunale e al centro della battaglia giudiziaria per ottenere i contributi statali, Cip6, per farlo funzionare. La replica: "Solo fango, abbiamo fatturati da record"

"Ca' del Bue? Ecco tutta la verità. Non passerà molto tempo che i veronesi smaltiranno tutte le balle raccontate da Tosi sull'inceneritore e che riceveranno, contestualmente, il conto dell'inettitudine della sua amministrazione in materia di gestione di rifiuti ed aziende partecipate". Comincia così il duro atto d'accusa del Partito Democratico di Verona sul caso che in questo momento sta tenendo banco in politica. Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio qualche giorno fa ha bocciato il ricorso di Agsm sulla possibilità di accedere ai contributi statali Cip6 per la riaccensione dei forni. secondo le stime della multiutility comunale, poi appoggiata dal sindaco di Verona, Flavio Tosi, senza quei soldi il funzionamento del termovalorizzatore non sarebbe sostenibile.

Per questo Agsm è convinta ad andare fino in fondo e cioè davanti al Consiglio di Stato. Intanto, come spiega il Corriere Veneto, la guardia di finanza aveva già manifestato "interesse" sulla questione, spingendo specialisti e tecnici a controllare documenti contabili e amministrativi, riguardo all'inceneritore, nella sede di lungadige Galtarossa di Agsm. Gli accertamenti risalgono ad un anno fa:

«Attività avente a oggetto, in particolare, ai fini Iva, imposte dirette e altri tributi per i periodi d'imposta 2011, 2012 e 2013, questi ultimi due in realtà ancora aperti non essendo decorsi i termini per le relative dichiarazioni fiscali» aveva comunicato l'azienda con una nota all'indomani della visita degli uomini in divisa. Un'operazione che si sarebbe adesso completata. Ora si attendono gli sviluppi. Perché nel corso dell'attenta verifica dei documenti fiscali, i finanzieri avevano voluto esaminare anche la reale economicità dell'impianto. Un impianto che ha sicuramente portato all'iscrizione di costi considerevoli nel bilancio di Agsm, ma non riconducibili all'attività svolta (perché l'attività, di fatto, è bloccata).

Le norme prevedono che per arrivare a detrazioni fiscali i costi siano riferiti all'attività svolta. Altrimenti si va incontro a sanzioni, anche pesanti. Agsm avrebbe comunque avuto tutto il tempo di sistemare la cosa, dato che il blitz era sopraggiunto quando ancora i bilanci 2012 e 2013 non erano chiusi e aveva dunque il tempo di regolarizzare la propria posizione.

IL PD: "BUGIE DI AGSM" - Su detrazioni, bilanci, costi e altri oneri è entrato nel merito anche il Pd che ha accusato i vertici di Agsm (il presidente Paolo Paternoster e il direttore generale Giampietro Cigolini in primis) e l'amministrazione comunale di portare a fallimento la multiutility che controlla Ca' del Bue. Secondo le carte in possesso del consigliere regionale Franco Bonfante, Agsm sarebbe rimasta immobile alle richieste di chiarimento della Regione "di precisare il suo piano in relazione all'attuale situazione regionale dello smaltimento dei rifiuti, di specificare il ruolo del nuovo impianto di Cà del Bue alla luce dell'esistente situazione impiantistica regionale, di fornire elementi sufficienti per poter valutare il rapporto costi-benefici anche in relazione alla sostenibilità economica dell'impianto e, soprattutto, di evidenziare le misure per incrementare la raccolta differenziata specificatamente con l’obiettivo che prevede il 65% in ogni ambito territoriale ottimale".

E la situazione profilata dal centrosinistra scaligero appare quantomai tragica: "Il mancato funzionamento di Cà del Bue comporta il fatto che l'impianto non può essere ammortizzato dal punto vista fiscale. A distanza di anni non si può più parlare di fermo temporaneo con la conseguenza che, seppur già in grave ritardo, non si potrà evitare di inserire a bilancio la sua svalutazione. Questo significa appesantire il bilancio di Agsm di almeno 20-30 milioni di euro. Ma come faranno a coprirli considerato che, a causa dei ripetuti prelievi da parte del Comune, gli indici di indebitamento di Agsm sono ormai a rischio?".

LA RISPOSTA - Delle pagine de L'Arena risponde il presidente di Agsm, Paolo Paternoster,

«Da che pulpito! Loro dovrebbero essere i primi a tacere visto che l'allora sindaco Zanotto, per non mandare in dissesto di Agsm, è stato costretto a vendere l'attuale sede della questura che era stata invece pensata per Agsm». E sul bilancio dell'azienda dice: «Non mi pare che queste dichiarazioni arrivino da fini commercialisti, ma da persone che ne capiscono poco di bilanci. Respingo al mittente queste accuse visto che con noi Agsm ha dato oltre 120 milioni di euro al Comune e ora fatturiamo quasi il doppio di quello che fatturava chi governava prima di noi. Per noi parlano i numeri. Usciremo quest'anno con un fatturato record e l'ennesimo bilancio positivo. Chi butta fango lo fa a sproposito»

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