Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

Parentopoli e assunzioni "di favore", nessuna sospensione per nove dirigenti veronesi

Rischiavano uno "stop" forzato di due mesi. L'inchiesta partita a metà giugno 2011 è condotta dal procuratore Schinaia. Gli indagati restano sotto inchiesta per abuso d'ufficio

Liberi tutti. Erano in nove, tra dirigenti e amministratori di Atv, Amt, Agsm, Serit e Transeco che rischiavano di essere raggiunte dalla misura cautelare di "sospensione dall'incarico e dalle funzioni attualmente rivestite" decise dal gip. 

Tutti e nove, in base all'istanza del procuratore Mario Giulio Schinaia, rischiavano uno stop "forzato" di due mesi. Tutte e nove le richieste sono state rispedite al mittente: con l'ordinanza depositata ieri pomeriggio, infatti, il giudice Guido Taramelli ha risposto con un "niet" alla sollecitazione della procura di Verona, lasciando, di fatto, tutti gli indagati al loro posto.

Come scrive il Corriere del Veneto, a tirare un simbolico sospiro di sollievo sono stati Germano Zanella, 41 anni, presidente Amt; Giampietro Cigolini, 60 anni, direttore Agsm; Stefano Zaninelli, 53 anni, direttore Atv, già sospeso per due mesi per un paio di assunzioni «sospette» nell'ambito di un'altra inchiesta; Carla Sarzi, 65 anni e Francesco Barini, 32 anni, consiglieri Amt; Maurizio Alfeo, 55 anni, direttore Serit; Alfonsino Ercole, 70 anni, direttore Amia; Ennio Cozzolotto, 52 anni, direttore Transeco e Carlo Alberto Voi, 53 anni, direttore Amt.  

Secondo la riscostruzione dell'accusa, nessuna delle ex municipalizzate uscirebbe indenne dalla mega inchiesta su Parentopoli che il Procuratore Schinaia da più di due anni sta coordinando in prima persona. Il caso sembrava improvvisamente approdato negli scorsi giorni nella sua fase più delicata, con la notifica ai vertici delle aziende partecipate dal Comune delle nove "fissazioni di udienza d'interrogatorio" davanti al giudice per le indagini preliminari. 

L'inchiesta era partita a metà giugno 2011, quando gli uomini delle Fiamme gialle avevano fatto "visita" in rapida successione a una serie di aziende controllate dal Comune di Verona come Amia, Amt e Atv per acquisire una corposa mole di documenti dai quali potessero emergere elementi utili a far luce sulle presunte assunzioni "di favore". 

Alla base dell'intera inchiesta, risultava determinante l'esito di una dettagliata consulenza finalizzata a chiarire in primo luogo la natura pubblicistica o meno degli enti coinvolti. Di qui, il muro contro muro che si era innescato tra accusa e difesa: le tesi della procura si basavano proprio sulla natura pubblica delle partecipate; per la difesa, invece, si tratterebbe di enti privati e quindi non sottoposti a quel decreto legislativo del 2008 che impone alle aziende pubbliche "l'adozione di criteri di pubblicità e trasparenza per il reclutamenti del persone". 

Al contrario, secondo la procura, in "tali enti pubblici veri e propri" sarebbero state "assunzioni di favore". Unico a poter risolvere la contesa, quindi, risultava il gip che, con la decisione di ieri pomeriggio, ha di fatto assegnato un importante punto alle difese. Tutti e nove gli indagati, in ogni caso, restano sotto inchiesta per abuso d'ufficio. Tutto quanto, per ora tace. Ma sembra essere la quiete prima della tempesta.

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