Cronaca Buttapietra / Via Giuseppe Verdi

Padre e figlio uccisi da 16 colpi di pistola: conoscevano già l'omicida al quale dovevano 6000 euro

Piano piano iniziano a delinearsi i contorni della vicenda che ha portato alla morte di Martino e Pietro Mazza per mano di Filippo Manzo, un uomo di 54 anni in mobilità che intendeva riscuotere un credito che aveva con il 48enne

Sarebbero 16 i colpi esplosi da Filippo Manzo su Martino e Pietro Mazza, padre e figlio uccisi ieri dopo una violenta discussione iniziata, pare, la sera precedente. 
Già venerdì sera infatti, i tre si sarebbero incontrati nell'abitazione di via Verdi a Buttapietra, per discutere di alcuni soldi che il 54enne, stando alla sua versione, pretendeva per alcuni lavori di carpenteria fatti. Già nell'occasione però la discussione si sarebbe animata, con uno dei vicini che avrebbe anche chiamato i carabinieri per la confusione creata. I tre a questo punto vengono anche alla mani, poi padre e figlio salgono sulla propria auto per tornare a casa. Non è chiaro se si siano dati appuntamento il giorno dopo o meno, fatto sta che l'incontro avviene. 
I Mazza parcheggiano la loro Mercedes Ml320 nera davanti alla casa vicina, in via Verdi. Manzo esce di casa e la discussione riprende con toni anche più accesi. Sempre secondo la versione dell'omicida, i due lo avrebbero prima minacciato e poi sarebbero passati ai fatti, estraendo un coltello con una lama di 5 centimetri con il quale lo avrebbero sfregiato in volto, appena sotto lo zigomo. I due si sarebbero poi allontanati e lui li avrebbe rincorsi, armato, per scaricare sui due la raffica di colpi. Compiuto il fatto Manzo è rimasto lì, in attesa del suo destino. 

LA TELEFONATA - Secondo le prime indagini, Martino Mazza e Filippo Manzo si conoscevano da tempo, quasi vent'anni. Sembra infatti che quando l'ex guardia giurata si trasferì nella provincia scaligera, fu proprio Mazza ad aiutarlo a stabilirsi e a trovare casa. I due si sarebbero poi reincontrati tempo e Manzo avrebbe ricordato a Mazza il debito per alcuni lavori da lui eseguiti, ricevendo però risposta negativa alle sue richieste. Venerdì sera poi sarebbe scoppiata l'accesa discussione e sabato mattina i due si sarebbero sentiti al telefono: anche lì l'alterco avrebbe raggiunto toni molto forti e Pietro, sentendo il litigio, ha quindi deciso di accompagnare il padre a casa del 54enne per evitare che la cosa degenerasse. Ma il giovane non è riuscito a placare gli animi e anche lui è caduto sotto i d'arma da fuoco esplosi da Manzo in rapida successione: inseguendoli ha scaricato addosso a Pietro e Martino Mazza due caricatori e una volta a terra ha poi esploso altri colpi a distanza ravvicinata.
Duplice omicidio, detenzione illegale di una pistola con la matricola abrasa e ricettazione poichè, come Filippo Manzo ha spiegato ai carabinieri, la semiautomatica l'aveva comprata a Napoli tempo addietro. Con queste accuse l'uomo è stato portato dal sostituto procuratore Marco Zenatelli per l'interrogatorio. Il 54enne però non ha parlato, sotto shock e imbottito di tranquillanti, affermando che risponderà a ogni domanda quando comparirà davanti al gip Guido Taramelli. Dopo circa 40 minuti è uscito dall'ufficio del Pm, provato in volto, con un taglio sotto un occhio e assistito dai sui legali. 
"Il signor Manzo non ha risposto solamente perchè non era in condizioni di farlo. È sotto sedativi e ha ammesso di non capire nulla in questo momento - affermano gli avvocati ai giornalisti de L'Arena - ma è disponibile a spiegare tutto tra qualche giorno. All'origine di questa drammatica vicenda c'è un credito che il nostro assistito vantava per un lavoro fatto anni addietro per una società di proprietà del signor Mazza, società che poi sarebbe stata chiusa senza che gli venisse corrisposto il dovuto".

IL PASSATO - Martino Mazza, 48 anni, era rientrato in Italia solo da qualche anno. Una decina d'anni fa venne coinvolto in un'inchiesta per alcuni prestiti concessi a tasso d'usura (a lui era stato contestato un episodio e la sentenza di condanna a tre anni e mezzo è stata emessa nel dicembre scorso). In Spagna poi venne arrestato insieme ad un altro italiano, Nestore Catone, per una rapina e tutti e due finirono con l'essere condannati. Saldato il suo debito con la società, era tornato a vivere a Bovo, poco lontano da Filippo Manzo. 
Manzo, prima operaio meccanico, poi guardia giurata (infatti è provvisto di porto d'armi) e poi assunto per un'azienda di Dolcé fino al 2013, si trovava da un paio d'anni in mobilità. Quel credito che aveva con i Mazza, per un lavoro da carpentiere del valore di qualche migliaia di euro, gli avrebbe permesso allentare un po' la morsa della crisi.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Padre e figlio uccisi da 16 colpi di pistola: conoscevano già l'omicida al quale dovevano 6000 euro

VeronaSera è in caricamento