Verona, omicidio Bellucci, comincia il processo: Ciccolini aveva scritto tutto in un romanzo

Inquietanti ritrovamenti di documenti in riva all'Adige di Verona. L'avvocato di 45 anni è accusato di aver ucciso a coltellate la ex fidanzata, Lucia Bellucci, 31enne estetista. Spuntano aggravanti dal pm. E un testo sbalorditivo

Una scoperta a dir poco “sbalorditiva” che, nonostante non tolga nulla all’efferato omicidio messo in atto dall’avvocato 45enne, destabilizza e fa riflettere. Nel momento in cui è cominciato il processo a suo carico, per l’omicidio Bellucci. Sarebbe stato il cane di una veronese, a passeggio su lungadige Attiraglio, a ritrovare i documenti appartenenti a Vittorio Ciccolini: carta d’identità e due carte di credito. Più un romanzo “profetico” e inquietante. Lui, professionista legale veronese, è accusato di aver ucciso con quattro coltellate la ex fidanzata, Lucia Bellucci, 31 anni, originaria di Pesaro.

Un assassinio avvenuto la notte dello scorso 10 agosto, in una stradina isolata della Val Rendena, in Trentino. La ragazza marchigiana era stata assunta in un hotel in qualità di estetista e aveva consumato l’ultima cena con Ciccolini, che era andato a trovarla per supplicarla di rimettersi con lui. Non c'era riuscito e l'esito sarebbe stato dunque tragico. I documenti ritrovati in riva all'Adige rappresentano già di per se' un mistero: sono comparsi dal nulla, in buono stato, e potrebbero provare che l'uomo stesse meditando il suicidio dopo aver ucciso la ex. Tutto sequestrato e sotto la tutela della Procura di Trento che starebbe facendo partire le analisi.

IL PROCESSO - Intanto, a distanza di sei mesi dall’omicidio a Spiazzo Rendena, qualche giorno fa, è cominciato il processo a Trento contro il 45enne. Il pm Maria Colpani avrebbe già avanzato due aggravanti, probabilmente mettendo in difficoltà i difensori. Da un lato è stato contestato il tasso alcolemico risultato dal sangue di Lucia: 1,81 grammi per litro, sufficienti ad annebbiarle la mente e ad ostacolarle movimenti e reazioni. In più avrebbe premeditato di portarla in un a stradina nascosta, avvolta nel buio, dove lei non avrebbe potuto chiedere aiuto a nessuno. Una seconda aggravante, arrivata da una sentenza della Cassazione, risulta essere quella della “possessività”, piuttosto che la gelosia. Come spiega L’Arena

“Ciccolini avrebbe ucciso proprio perché Lucia Bellucci aveva deciso di chiudere la relazione ed era, quindi, colpevole di insubordinazione nei suoi confronti e della sua volontà di possesso”

IL ROMANZO - Ma i colpi di scena non sarebbero terminati. Sarebbe infatti stato ritrovato nel computer sequestrato per le indagini un presunto romanzo, scritto dall’uomo. Un centinaio di pagine che risalgono ad alcuni mesi prima dell’omicidio ma la cui ultima modifica al file riporta la data del 2 agosto, una settimana prima del terribile incontro in Trentino. Inquietanti le analogie con i protagonisti: il testo parla di un tennista (Ciccolini era appassionato e capace giocatore) che si innamora di una donna, Lucia, e che, dopo un breve relazione, viene lasciato. Così medita l’omicidio-suicidio. Altro personaggio del romanzo sarebbe Pietro Ingoni, un avvocato che cerca di farlo desistere dai suoi intenti violenti. Come spiega il Corriere Veneto, Ciccolini si sarebbe eretto a vendicatore “di se’ stesso”, partendo dalle parole di Pato, il tennista

“Il mio cuore è a pezzi, io sono stato ucciso... per motivi di giustizia anche lei deve seguirmi”

La Procura avrebbe impugnato il testo e sarebbe ulteriore prova della premeditazione. Facilmente riconoscibile, dagli esperti, la trama da sdoppiamento da personalità. Il tennista rappresenta “l’amour fou” e irrazionale, Lucia il lato sentimentale e l’avvocato Pietro quello razionale. Gli inquirenti sostengono anche che l’avvocato veronese, una volta “fiutato” l’abbandono da parte della 31enne, sarebbe ricorso ad un grosso regalo per la fidanzata. Le aveva comprato una casa a Verona, dopo che lei aveva temporeggiato sul loro rapporto. E quella sera, in Trentino, Ciccolini aveva con se’ le chiavi.

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Alla luce delle nuove aggravanti messe sul tavolo dal pm trentino, l’udienza è stata rinviata al 6 marzo, per dar modo ai difensori di prepararsi. Con tutta probabilità decideranno per il rito abbreviato, con il quale il 45enne potrà ottenere uno sconto di un terzo della pena.

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