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Veduta dell'Archeoparco Bastia, su monte San Michele

Veduta dell'Archeoparco Bastia, su monte San Michele

Verona, nasce l'Archeoparco "Bastia" a Cavaion: sarà meta di studi, visite culturali e cicloturistiche

Sorge sulla sommità del Monte San Michele, un'altura di 336 m in posizione dominante sia rispetto l'attuale centro abitato, sia rispetto la valle dell'Adige e l'asse stradale che da Verona risaliva verso il Brennero

È stato inaugurato ufficialmente sabato 17 maggio. Ora l'Archeoparco Bastia-San Michele, a Cavaion Veronese è completamente visitabile. Il progetto di ricerca e valorizzazione dell'Archeoparco è stato promosso dal Comune e sostenuto dalla Regione del Veneto, in collaborazione con la i Beni culturali e paesaggistici mentre le campagne di scavo sono state condotte dalla Soprintendenza per i Beni archeologici.

L'Archeoparco rimarrà aperto anche in occasione di feste e manifestazioni cittadine e sarà possibile, su prenotazione, organizzare visite didattiche e laboratori per le scuole e in occasione dell'apertura è stato aperto con l'associazione "Amici della bicicletta di Verona", anche il percorso ciclabile di allacciamento dal canale Biffis all'Archeoparco, lungo la pista Adige – Sole. Sarà possibile raggiungere il sito in bicicletta da Verona guidati dai soci Fiab. La pista è stata recentemente dotata di apposita segnaletica per raggiungere comodamente il sito. Il percorso secondo Fiab, "non è fra i più difficili e può attirare anche i ciclisti amatoriali e dilettanti".

IL SITO - Il sito archeologico denominato “La Bastia" sorge sulla sommità del Monte San Michele, un’altura di 336 m in posizione dominante sia rispetto l'attuale centro abitato, sia rispetto la valle dell’Adige e l’asse stradale che da Verona risaliva verso il Brennero. Il sito costituiva un punto di osservazione e di controllo anche della parte meridionale del lago di Garda. Questa posizione strategica favorì nell’età del Bronzo Recente l’occupazione dell’altura e più tardi, tra fine XI -  inizo XII sec., la nascita di un insediamento fortificato: non è un caso che la località sia nota ancora oggi con il toponimo “la Bastia”, di origine tardo-medievale, allusivo alle funzioni anche difensive del sito. Il complesso, solo parzialmente messo in luce, si sviluppava per oltre 5000 mq e si articolava su diverse terrazze cinte da un articolato sistema di mura con varchi d’accesso tra un livello e l’altro. Due i livelli principali messi in luce: il più in alto, parzialmente scavato e ancora occupato dalle strutture di una base militare (in dismissione), conserva resti della zona abitata, mentre quello più in basso è occupato da strutture ecclesiastiche e religiose.

LE INDAGINI - Gli scavi archeologici sono stati condotti continuativamente dal 2003 al 2011 dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto grazie ad un progetto di ricerca e di valorizzazione promosso dal Comune e sostenuto dalla Regione del Veneto (L.R. 17/1986). È stata dapprima la terrazza inferiore ad essere indagata, nel luogo ove affioravano le creste più alte della chiesa e delle altre strutture annesse. Successivamente le indagini hanno interessato la terrazza superiore, inizialmente occupata da una fitta vegetazione. Fin dalle prime campagne le murature sono state oggetto di consolidamento e restauro, attività protrattesi fino al 2012. Nel 2012 e 2013 ha avuto luogo la sistemazione del sito finalizzata alla sua fruizione. Per informazioni: Associazione Archeologica Veronese info@archeocavaion.it

“La messa in sicurezza del sito e il restauro sono stati ultimati, grazie soprattutto ai 250mila euro messi a disposizione dalla Regione - ha spiegao il sindaco del Comune di Cavaion Veronese, Lorenzop Mario Sartori -. L'archeoparco ricopre un'importanza notevole sia in ambito storico, sia in ambito paesaggistico, con lo stupendo scenario del lago di Garda incorniciato dai monti”.

GLI SCAVI - “Con questa inaugurazione - commenta Brunella Bruno, direttrice del nucleo operativo di Verona della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto - raggiungiamo il culmine di dieci anni di duro lavoro. Tutto ciò si deve all'impegno delle amministrazioni pubbliche e vorrei citare in particolar modo l'impegno della società che ha fatto gli scavi, fondamentale per le indagini storiche e le ricerche sul luogo. Il percorso è stato travagliato e soggetto a molti alti e bassi, ma ha portato alla scoperta di un luogo magico, in una posizione dominante per fascino e interesse culturale. Il sito, inoltre, si avvia a diventare uno dei primissimi parchi archeologici in Veneto, poiché risponde perfettamente ai parametri della recente legge sugli Archeoparchi. Speriamo che i visitatori siano numerosi. Una forte attenzione  è stata rivolta alla promozione, individuando le più svariate tipologie di utenti: studenti, universitari, turisti del Garda e cicloturisti”.

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