Verona, muta dal giudice. La moglie di Giacino si difende col memoriale: "Consulenze vere, non tangenti"

Depositato un plico con 15 pagine scritte personalmente e ottanta tra fatture, email, registrazione di colloqui. Intercettata mentre parla con un amico: "Con 30mila euro non saprei nemmeno come mantenermi

Vito Giacino e la moglie, Alessandra Lodi (Da cronacadiverona.it)

Muta davanti al Gip. Non ha pronunciato parola se non a monosillabi l’avvocato Alessandra Lodi, moglie dell’ex vicesindaco di Verona, Vito Giacino, che mercoledì è stata ricevuta dal giudice per le indagini preliminari, Guido Taramelli. Cinque minuti di colloquio, non di più. Giusto il tempo di dichiarare che non intendeva rispondere ad alcuna domanda e depositare un memoriale scritto personalmente concernente tutte le pratiche e le consulenze fornite nel corso degli ultimi anni. Lodi è accusata di concussione e corruzione assieme al marito, dimissionario dalla carica amministrativa in Comune il 15 novembre scorso (aveva anche deleghe all’Urbanistica e all’Edilizia privata) e già braccio destro del sindaco Flavio Tosi. Lei ha fatto la sua comparsa alle 15 in tribunale per l’interrogatorio di garanzia ma dopo aver espletato le formalità, ha fatto immediato ritorno nella casa dove sta scontando gli arresti domiciliari. Quel super-attico a Borgo Trento, in via Isonzo, oggetto di polemiche e contestazioni sui costi di ristrutturazione. Lei, in quella “magnifica” magione da 400 metri quadri, passava la maggior parte della mattina. Attrezzata di palestra e ogni sorta di benessere, quattro ore al giorno le passa a fare attività fisica, con l’ausilio anche di un personal trainer.

IL MEMORIALE - Nel memoriale di quindici pagine depositato in Procura, con allegato una raccolta di ottanta pagine di email, documenti, fatture, verbali, la moglie di Giacino ha analizzato il suo lavoro svolto per l’imprenditore Alessandro Leardini: principalmente tramite le sette fatture emesse tra il 25 novembre 2012 e l’11 marzo 2013, per un importo di oltre 178mila euro che venne saldato. Niente a che fare, dunque, con i reati ipotizzati dall’accusa e che vede i due coniugi “colpevoli” di aver intascato oltre 600mila euro come tangente, in poco meno di cinque anni. 500mila sarebbero stati versati in contanti dall’imprenditore Leardini, mentre i rimanenti attraverso servizi di consulenza fatturati alla moglie. Ma lei non ci sta: “le consulenze sono vere”. I nomi delle aziende che sono riportati nei documenti sono quelli della Legnaghese Cantieri, Legnaghese Real Estate, Gardesana Sviluppo, Italnord, Belea Spa, tutte riconducibili al costruttore che spiegò come la prima tangente da 110mila euro venne versata alla Lodi in persona, in due tranche, nel corso dell’estate del 2008. Tutto sarebbe stato legato, in ogni caso, alla carica ricoperta da Vito Giacino.

LAUTI GUADAGNI - Secondo l’ordinanza di arresto, attraverso le consulenze il marito poteva essere “messo sull’avviso” e cominciare ad interessarsi ai vari progetti proposti. La coppia entra in contatto con grossi imprenditori, con il mondo dei professionisti quotati del campo immobiliare. L’avvocato Lodi incrementa la sua attività e così la coppia comincia a macinare lauti guadagni. La dichiarazione dei redditi, come spiegano i quotidiani locali, passa dai 10mila del 2006 ai 112mila del 2009. Un bel balzo in soli tre anni, che non si ferma più: nel 2010 i documenti fiscali indicano 223mila euro, che nel 2011 diventano 258mila e 325mila nel 2012. Secondo la ricostruzione degli investigatori l’avvocato Alessandra Lodi non avrebbe avuto nemmeno uno studio e si sarebbe appoggiata a diversi colleghi per fare il lavoro che le era stato richiesto di fare. Ma poi è lei che avrebbe incassato il denaro delle consulenze, girandone solo una minima parte agli altri avvocati. Un ascesa inarrestabile a cui, come in molti casi, può seguire un’altrettanta importante “caduta”. E lei, la moglie dell’ex vicesindaco, si preoccupava di ciò che poteva accaderle se il sogno fosse svanito. Come spiegano i quotidiani locali riportando le intercettazioni effettuate dalla Squadra mobile della polizia di Verona. Lodi parla con un amico che le dice che

“Voi siete abituati a un livello alto, è questo che voglio dire... Se tu pensi di poter rinunciare a tutto e fare come... come facevi prima insomma, cioè avere un lavoro…”

Al che lei risponde preoccupata che
 

“Sì, ma non è una vita normale neanche così... “… “Il problema principale è il lavoro perchè, ovvio, io non pretendo di continuare ad avere un fatturato come questo, però non posso neanche passare a 20mila euro all'anno, 30mila euro all'anno..”… “Non saprei neanche come mantenermi con trentamila euro… cioè”… “Ti ho spiegato bene com'era la situazione prima…”

E l’amico:

“Prima vivevate in una caverna o in una capanna vero?”

“Behh...inizialmente si. Ti ho detto che all'inizio non avevamo neanche i soldi per pagare l'affitto”

Giovedì pomeriggio era invece atteso l'esito dell'interrogatorio di garanzia tra il giudice per le indagini preliminari Taramelli e l'ex vicesindaco Giacino. Il magistrato, a partire da metà mattina, si è trattenuto tre ore nel carcere di Montorio dove è rinchiuso l'ex amministratore scaligero. All'uscita dalla Casa circondariale ne' il giudice, ne' il difensore del politico, l'avvocato Filippo Vicentini, hanno rilasciato dichiarazioni. E' probabile che Giacino abbia risposto alle domande del Gip, fornendo la sua versione dei fatti. Lui non vede la moglie dal terribile lunedì in cui è stato trasferito a Montorio. Il suo arresto e la successiva chiusura in cella (e non ai domiciliari come la moglie), è stata decisa dal giudice per il pericolo di “inquinamento delle prove”. Il Gip aveva accolto la richiesta del pm Beatrice Zanotti, motivando, come riporta L’Arena, che

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“la condotta è connotata da estrema gravità sia sul piano grossolanamente quantitativo (entità degli importi indebitamente percepiti) sia sull'aspetto qualitativo. Giacino ha usato l'ufficio pubblico rivestito come strumento moltiplicatore del profitto personale sia pretendendo elargizioni indebite sia assicurandosi ulteriori introiti attraverso il convogliamento degli apparenti, o se effettivi sovrafatturati, incarichi professionali della moglie”.

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