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Verona, il moscerino di ciliegie e uva che devasta le produzioni

Drosophila Suzukii, questo il nome scientifico del moscerino dagli occhi rossi che distrugge i raccolti del Veronese: su 150mila quintali ne sono a rischio almeno 100mila della zona collinare

Drosophila Suzukii, questo il nome scientifico del moscerino dagli occhi rossi che distrugge le ciliegie del Veronese. L’insetto, proveniente dalle valli del Tibet, è apparso per la prima volta nel 2009 nelle valli del Trentino e dell'Alto Adige. La femmina depone nei frutti prossimi alla raccolta, che in due o tre giorni collassano divenendo molli e non più commercializzabili. A farne le spese, per il momento, sono le ciliegie, le albicocche e piccoli frutti, ma il timore è che possa attaccare anche le uve. Il moscerino rappresenta infatti un fattore di rischio elevatissimo per le specie frutticola a polpa molle,tra cui l’uva e le fragole, avendo un  potenziale di riproduzione fino a 13 generazioni all'anno e non vi sono in commercio sostanze attive autorizzate sul ciliegio contro questo insetto.

A Verona su una produzione provinciale di 150mila quintali di ciliegie la quota di produzione a rischio è di 100mila quintali, cioè quella  che si ottiene nelle zone di collina e di montagna dove il moscerino trova le condizioni ideali per svilupparsi. A consuntivo della campagna cereasicola 2013 risulta danneggiato, e dunque non commercializzabile, il 15% della produzione collinare e montana.
Sono in corso indagini sulla presenza, biologia e difesa di questa specie invasiva: a Bolzano da parte del centro di sperimentazione Laimburg , a Trento presso la fondazione Edmund Mach dell'Istituto di San Michele all'Adige a Verona da parte del centro di Saggio per gli studi in campo Agrea.

La soluzione è quella di agire su più piani: predisponendo trappole a  base di aceto di mele, vino rosso e zucchero da aprile-maggio, approntando reti, con la lotta biologica,distruzione dei frutti infestati, con metodi genomici. Tecniche tutte finalizzate ad abbattere periodicamente la popolazione in campo con metodi non nocivi per l'ambiente e la salute. Tra le novità si sta indagando per vedere se è possibile determinare una sterilità naturale dei maschi. Nel Veronese la lotta alla Drosophila fa i conti con una difficoltà in più, a causa della storica frammentazione di molti impianti di ciliegio che rappresenta un ostacolo ad un'attività di contenimento coordinata. Per scongiurare un disatro delle coltivazioni, la Provincia, il coordinamento di Agrinsieme e il Consorzio di tutela vini Valpolicella, programmano di effettuare una precisa mappatura sul territorio dei danni conseguenti alla Drosophila Suzukii, dello Stato delle conoscenze acquisite sul moscerino e sulle azioni di contenimento in base alle esperienze del Trentino Alto Adige.

VINI IN PERICOLO -  “La posta in gioco non è bassa   - afferma il presidente del Consorzio della Valpolicella, Christian Marchesini - considerando che la media degli ultimi anni di uva da destinare ad Amarone e Recioto della Valpolicella è di 320.000 quintali circa, per un controvalore di circa 73,6 milioni di euro. Anche se non siamo ancora di fronte ad una emergenza fitosanitaria non dobbiamo farci trovare impreparati. In base alle stime e rilevazioni Isme il Veneto, in campo enologico, si colloca al primo posto nella graduatoria nazionale dei volumi prodotti, con un quota pari al 25% del totale nazionale nelle Dop e del 23% nelle Igp".

Continua Marchesini: "La nostra zona raggruppa 19 comuni della provincia di Verona e da anni lo sviluppo di questo territorio è caratterizzato dal connubio di ciliegio e vite, entrambi colpiti da questo moscerino. Il problema si fa particolarmente delicato quando si parla di Amarone e Recioto: entrambe le uve necessitano di un determinato tempo di appassimento per la maturazione, ed è proprio in questo momento che il moscerino attacca causando il problema e la conseguente non commerciabilità del prodotto. Il consorzio prenderà in considerazione fondi e risorse disponibili da impiegare per contrastare questa emergenza e sostenere un settore economico che - attualmente – è tra i pochi a  trainare l'economia nazionale”.

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