Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca Università / Via dell'Artigliere

Verona, "missile" contro le borse di studio universitarie. A rischio i finanziamenti: "È lo Sbrocca Italia"

Un decreto legge del governo mina la possibilità di spendere i milioni a disposizione delle Regioni perchè dovranno fare i conti con il Patto di stabilità. Appello ai parlamentari: "Sventate questo ennesimo blitz"

Si gioca sull'ironia ma il discorso è tra i più seri. “Sbrocca Italia” e non “Sblocca Italia" sarebbe il nome gergale più corretto che va attribuito al decreto del 12 settembre 2014, almeno per la infausta parte, che riguarda il diritto allo studio universitario. Questo ciò che segnala l'Esu, l'azienda per il diritto allo studio universitario di Verona. Il decreto, attualmente all’attenzione del parlamento per la sua conversione in legge, prevede infatti, che per l’anno 2014 siano riassoggettati al Patto di stabilità (interno delle Regioni) i 150 milioni di euro destinati alle borse di studio regionali, che un decreto del 2013 escludeva.

“In altre parole le Regioni - spiega il presidente dell'Esu, Domenico Francullo -, le quali sino a ieri potevano assegnare agli enti erogatori le risorse statali destinate alle borse di studio regionali senza alcun problema, dal 12 settembre scorso e per tutte le risorse da assegnare nell’esercizio 2014, dovranno fare i conti con il patto di stabilità. Significa che dovranno decidere se erogare le risorse per le borse di studio a discapito di altri impegni di spesa già programmati oppure non erogare in tutto o in parte tali risorse”.

Come se ciò non bastasse, il legislatore ha introdotto un’ulteriore tagliola: se le Regioni non effettuano la spesa entro l’esercizio 2014, restituiscono allo stato la quota di spesa non effettuata. “In questo modo – continua Francullo - non vi è nemmeno la possibilità per gli enti erogatori le borse di studio di anticipare le borse agli studenti, ricevendo il corrispettivo dalle Regioni nel corso del 2015 quando non saranno più assoggettate al patto di stabilità”.

"Un inaccettabile scaricabarile sulle Regioni che si trovano tra incudine e martello" spiegano dall'Esu. Un "comportamento ambiguo" che un giorno toglie e un giorno da', alla faccia di quelle certezze e di quegli interventi strutturali di cui si dice sempre esserci bisogno urgente e che l’Europa insistentemente chiede a gran voce. “Siamo di fronte ad un vero e proprio colpo basso ai danni del diritto allo studio universitario e degli studenti italiani – conclude il rappresentante di Esu Verona-. Trovo personalmente sconfortante che quei rappresentanti degli studenti, che nel Veneto si preoccupano per l’aumento di 10 centesimi di euro del pasto in mensa, non abbiano ancora fatto sentire la propria voce nei confronti di scelte governative che mettono a serio rischio le borse di studio regionali nel Veneto come in tutta Italia”. Da via dell’Artigliere, per iniziativa dello stesso Francullo, parte quindi un accorato appello ai parlamentari del Veneto, a qualsiasi partito politico essi appartengano, i quali dovranno votare la legge di conversione del decreto 133, affinché non passi questa norma che assesta l’ennesimo colpo al diritto allo studio universitario.

IN REGIONE - Un appello che non ha tardato ad arrivare alla Regione. Il cui presidente, Luca Zaia, rincara la dose: “Se quel decreto dovesse essere convertito in legge avremmo l’ulteriore conferma che a Renzi e al suo Governo l’università interessa solo a parole e tweet. Rivolgo ai parlamentari veneti un appello a vigilare perchè ciò non accada e continui ad essere garantito il diritto allo studio, senza far scattare a tradimento l’ennesima tagliola sulle Regioni e sugli studenti. Sembra di essere in guerra: ogni giorno arriva un missile, così non si può andare avanti”.

“E’ l’ennesima fregatura che viene inserita di soppiatto in quella fregatura storica, almeno per le Regioni con i conti in ordine come il Veneto, che è il Patto di stabilità – aggiunge Zaia – solo che stavolta il bidone lo prendono i nostri giovani. Ai nostri rappresentanti in parlamento, a prescindere dagli schieramenti politici chiedo di adoperarsi per sventare questo blitz. Non devono farlo per me, ma per il futuro di migliaia di studenti veneti che pagherebbero l’ennesimo conto per consentire a Renzi di presentarsi dalla professoressa Merkel con il compitino da 6 meno meno. Se a Roma non hanno soldi non è colpa del Veneto, che invia ogni anno 21 miliardi di tasse in più di quello che riceve di ritorno".

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