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Verona, massacra di botte la moglie davanti ai figli: 30enne era trattata da serva

Schiaffi e pugni sul viso al cospetto dei ragazzi di 16 e 7 anni. E minacce di morte. Aveva rotto le maniglie delle porte per impedirle di trovare riparo. Mai una denuncia: la sorella la aiuta a rivolgersi ai carabinieri

Schiaffi, pugni, offese e minacce. Un "poker" di reati consumati, per l'ennesima volta, in una famiglia del Veronese. I carabinieri sono dovuti intervenire per fermare un rumeno di 31 anni che, accecato dalla gelosia e dall’alcol, ha mandato in ospedale la moglie, connazionale di 30 anni, picchiandola davanti ai figli loro di 7 e 16 anni, impauriti e in lacrime all’arrivo dei militari. L’uomo, che imponeva alla moglie e ai figli un sistema di vita doloroso, auspicando loro spesso anche la morte: da tempo la sua donna era ridotta a vivere "da serva" nel loro appartamento per paura delle ritorsioni che avrebbe potuto compiere anche nei confronti dei minori.

La gelosia aveva portato l’uomo a sottoporre a veri e propri interrogatori la moglie che non poteva neanche telefonare alla sorella ed era costretta a vivere nella camera da letto priva di maniglia, rotta dal marito per non consentirle di chiudersi in camera per avere un po’ di privacy. Il 31enne, troppo spesso ubriaco, aveva distrutto il campanello di casa per obbligarla a non aprire ad eventuali amiche che si fossero presentate per farle visita. Nonostante tutto ciò e l’inaudita aggressività con cui era maltrattata, la 30enne non aveva mai denunciato la condotta del marito. Troppa la paura per quei due figli, il più grande avuto dall’uomo prima che i due si sposassero otto anni fa.

Botte e umiliazioni quotidiane duravano da tempo e troppo spesso erano avvenute al cospetto dei figli. Per questo, da quindici giorni, aveva deciso di ospitare la sorella e forse proprio grazie a lei è riuscita a trovare il coraggio di denunciare tutto ai carabinieri che, dopo essere intervenuti nella loro abitazione, hanno ricostruito l’intera vicenda. Il giudice per le indagini preliminari Giuliana Franciosi, in sede di convalida dell’arresto, vista la richiesta del pubblico ministero Simona Macciò e l'accusa di maltrattamenti aggravati in famiglia, ha disposto la carcerazione per l’uomo a Montorio.

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