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Verona, manda in ospedale la compagna: botte davanti ai piccoli. Le violenze sono durate anni

L’uomo, 31enne dominicano, aveva ripetutamente insultato, minacciato di morte, percosso, afferrato per il collo, spintonato e aggredito la donna fin da quando, nel 2009, avevano cominciato il rapporto

Un altro brutto caso di violenza in famiglia, a Verona. I carabinieri di Verona hanno allontanato dalla sua abitazione un 31enne originario di Santo Domingo, ma da anni residente nel capoluogo scaligero, con l’accusa di maltrattamenti e lesioni personali, per aver picchiato in più occasioni la moglie fino a procurarle ferite giudicate guaribili in 30 giorni. I militari dell’Arma hanno accertato che l’uomo aveva ripetutamente insultato, minacciato di morte, percosso, afferrato per il collo, spintonato e aggredito la donna, a causa del suo carattere irascibile e impulsivo e anche per i problemi economici che la coppia attraversava da quando, nel 2009, aveva iniziato il rapporto di convivenza.

In particolare i carabinieri del capoluogo scaligero, nel corso delle indagini svolte a seguito della presentazione della denuncia della donna, sono riusciti ad acquisire gravi indizi delle messa in opera, da parte dell’uomo, di una condotta sistematica e abituale di vessazione, sopraffazione e umiliazione della compagna, realizzata con soprusi di ogni genere. Dalle semplici ingiurie ad aggressioni verbali e fisiche, a minacce. Spesso tutto avveniva alla presenza del loro figlio di due anni e mezzo.

In un'occasione, durante l’estate del 2010, l’uomo dopo aver litigato con la vittima all’interno della loro autovettura, era sceso dal mezzo e aveva rotto i vetri dell’auto. Già prima della nascita del piccolo l’uomo aveva percosso in due circostanze la donna, sua coetanea. La donna ha tenuto sempre tutto per sé. Non aveva denunciato il compagni neppure quando, lanciandole il telecomando contro, l’aveva definita spazzatura.

Aveva anche deciso di abbandonare temporaneamente il domicilio domestico, ma a nulla era valso poiché l’uomo, alla prima richiesta di denaro per acquistare generi di prima necessità per il loro figlio, l’aveva spintonata violentemente contro il muro. Prima tre, poi quindici e poi nuovamente quindici giorni di prognosi aveva avuto dai sanitari dell’ospedale civile maggiore di borgo Trento la donna a causa delle percosse ricevute dal compagno. Solo a quel punto la donna ha deciso di vuotare il sacco.

A conclusione delle indagini i militari dell’Arma hanno informato il pubblico ministero Elisabetta Labate che, in brevissimo tempo, ha richiesto l’adozione di un provvedimento cautelare a carico dell’uomo. Il giudice per le indagini preliminari ha così emesso la misura dell’allontanamento dalla casa familiare, nel quartiere di Porto San Pancrazio, prescrivendo all’indagato di non farvi rientro e non accedervi senza autorizzazione.

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