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Martedì, 18 Gennaio 2022
Cronaca Centro storico / Via Roma

Verona, mais alla diossina: scoperto un deposito con 800 quintali contaminati. Tutti sequestrati

Le analisi della genuinità del granoturco sono in capo all'Ulss. I risultati da quella romagnola avrebbero necessitato di un periodo di tempo relativamente lungo per essere diramati, così nel frattempo la partita era stata consegnata ai vari acquirenti

Un’allarme nazionale, seri pericoli per la salute a causa della contaminazione. Il mais alla diossina che da un mese preoccupa esperti della Sanità e rivenditori tocca anche la provincia. In un magazzino di Ronco all’Adige ne sono stati sequestrati infatti 800 quintali. Secondo le ricostruzioni dei viaggi che avrebbe fatto per arrivare fino al Basso Veronese, sembra che la partita provenga direttamente dalla nave approdata nel porto di Ravenna durante il marzo scorso e salpata dall’Ucraina.

Le analisi della genuinità del granoturco sono in capo all’Ulss. I risultati da quella romagnola avrebbero necessitato di un periodo di tempo relativamente lungo per essere diramati, così nel frattempo la partita era stata consegnata ai vari acquirenti. Uno di questi era a Ronco e con tutta probabilità quel grano sarebbe servito a creare mangimi per gli allevamenti avicoli o suini. Una questione di tempo anche per l’Ulss 21 di Legnago, che dopo l’allarme scoppiato in tutta Italia ha recepito il pre-allerta dalla Regione Veneto e ha disposto accertamenti. Sono stati ricostruiti i viaggi e la posizione degli acquirenti. Sembra dunque che nella Bassa il granoturco, ritenuto inquinato e pericoloso per animali ed esseri umani, sia giunto e subito sequestrato. A breve, con tutta probabilità, verrà distrutto. Le autorità sanitarie stanno ora cercando di capire le modalità con le quali il prodotto inquinato dovrà essere smaltito, dato che è escluso che si possa bruciare (dato che la diossina deriva proprio dalla combustione). In ogni caso, come spiega L'Arena, la notizia buona è che la Regione sembra aver terminato la mappatura delle aziende venute a contatto con il mais contaminato di Ravenna. Per gli eventuali rimborsi, come spesso accade, “se ne parlerà”.

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