Cronaca via Tribunale

Verona, macchè Tasi e Imu: in provincia l'emergenza si chiama sfratto. In un giorno 125 udienze

Sconfortanti i dati che provengono dalle aule del tribunale. Avvocati e padri, madri di famiglia alle prese con richieste di proroghe e concessioni. Durante il 2013 i decreti sono arrivati a quasi 1500

Sono dati che spesso passano inosservati ma a Verona è un vero e proprio allarme sociale. Tanto che nei dintorni delle aule di tribunale, al martedì, si raduna da tempo una folla. Centinaia di persone davanti alle bacheche, che fanno capolino nelle cancellerie. Domandano a che punto è il loro caso, a che ora finirà in discussione davanti al giudice. Quello degli sfratti nel Veronese, si diceva, rappresenta la situazione di molte famiglie alle prese con la crisi, con la perdita di lavoro e con la sofferenza della povertà. E nel peggiore dei casi anche con la terribile previsione di finire in mezzo ad una strada. Nel momento in cui si discute dell’Imu, della Tasi, dell’ex Ici, della Iuc delle tasse sugli immobili di pregio, non può non far riflettere, vedendo la fila davanti al giudice, la vicenda di chi la casa nemmeno ce l’ha. Come spiega il Corriere Veneto, martedì scorso, nel piccolo corridoio davanti all’aula Zanconati del tribunale, sono passate 125 persone. Soprattutto avvocati, certo, ma potenzialmente 125 famiglie. Un record. Ha toccato il picco con l’anno nuovo, infatti, la media di udienze registrate negli ultimi mesi. Che fa circa 90 a settimana. I dati parlano chiaro, almeno a sentire il Sunia, Sindacato unitario nazionale inquilini e assegnatari: durante il 2013 i decreti di sfratto sono arrivati a quasi 1500. Un numero incredibile, soprattutto nella provincia che molti Uffici studi specializzati in analisi economiche e sociologiche indicano come la più “benestante” del Veneto e una delle prime in Italia.

Delle centinaia di sfrattati che passano per l’aula del tribunale ce ne sono pochi che decidono di comparire personalmente, come spiega il quotidiano locale. Delegano i loro avvocati. La vergogna e lo svilimento di trovarsi di fronte al giudice è sempre più forte. Uno di loro fa capolino con il proprio avvocato e confessa che

“non è facile venire qui, spiegare le proprie difficoltà al giudice, elemosinare un rinvio. Io sono single, ma qui ci sono anche casi di padri di famiglia che rischiano di finire sulla strada dopo aver perso il lavoro” … “Ho 32 anni e una marea di contratti di lavoro alle spalle. Maledetto il giorno in cui ho deciso di licenziarmi: da lì in poi ho continuato a cambiare aziende che mi hanno lasciato a casa nel giro di pochi mesi. E come faccio a pagare l'affitto se il lavoro non c’è?”

Non se la passerebbero meglio, con le dovute differenze, i proprietari di case che per effetto della crisi non ricevono più affitti e pigioni dagli inquilini. I sindacati capiscono le loro ragioni. Interpellato dal Corriere Veneto, il segretario provinciale del Sunia, Adriano Francescon ammette che

“Qui si tratta di un problema sociale e come tale andrebbe gestito. Invece le istituzioni hanno scaricato tutto quanto sui proprietari” … “Con l'economia bloccata e il lavoro sempre più precario, mi chiedo come possa interrompersi questo trend negativo. Ormai anche i padroni di casa, al momento della stipula di un nuvo contratto di locazione non chiedono più le canoniche tre mensilità ma una polizza fideiussoria” … “Negli anni passati le cause di sfratto di dividevano quasi equamente tra quelle per morosità e quelle per fine locazione. Ora invece sono quasi completamente per morosità”

La speranza, come in una guerra tra poveri, è quella che si contengano i “danni”. Così si è felici se il giudice concede qualche settimana o mese di tempo per dar modo di rastrellare le centinaia di euro e consegnarli al proprietario di casa. Si va avanti a proroghe e anticipi, con il sogno di vedersi depositare in banca il bonifico dello stipendio. Molte aziende sono in ritardo con i pagamenti ai dipendenti, altre licenziano, inesorabilmente. E quelli che il lavoro non ce l’hanno si trovano a dover scongiurare il fatto di perdere anche la casa, finendo in mezzo ad una strada.

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