Verona, i leader secessionisti sono in cella: sit-in di protesta dei "Forconi". Il Movimento perde pezzi

Solidarietà a Chiavegato, Badii e alle altre "vittime di provvedimenti assurdi". Ma da centinaia che erano al gazebo del casello di Soave sono arrivati in poco più di dieci. La Cei ammonisce: "L'Italia è una sola"

Foto web

Prima si sono dati appuntamento nel “solito” gazebo di Soave, vicino all’autostrada, dove, dalla prima settimana di dicembre, lanciano messaggi e contestazioni alla politica italiana. Poi si sono spostati davanti al carcere di Montorio Veronese, dove sono rinchiusi gli otto attivisti del “Movimento 9 dicembre” a seguito delle indagini e degli arresti del gruppo antiterrorismo dei carabinieri. Secondo la Procura di Brescia, i responsabili veronesi interni ad un “nucleo armato pericoloso” chiamato “L’Alleanza” sarebbero ideatori di una sorta di piano eversivo che doveva culminare con una secessione del Veneto dall’Italia. Per il sindaco di Verona Flavio Tosi invece si tratta di un’operazione “farsa” ai danni di persone per nulla pericolose. Altri ancora, tra le file dei sostenitori dell’indipendentismo veneto, chiedono la scarcerazione di tutti gli appartenenti alla presunta setta segreta scoperta dalla Procura. Sta di fatto che si continua a parlare dei “Forconi”, anche se gli attivisti del Movimento hanno sempre rigettato questo nome. Delle grandi proteste al casello di Soave-San Bonifacio di inizio dicembre però non c’è più traccia, se non online.

Da centinaia che erano il gruppo si è diviso, per dissidi interni, per stanchezza o solo per poter sopravvivere lavorando. Stupisce infatti che dei tanti sostenitori dei “Forconi” veronesi solo poco più di una dozzina si siano avvicinati alle cancellate del carcere di Montorio per manifestare contro l’incarcerazione dei propri leader. Dietro le sbarre, per “associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico” e “fabbricazione e detenzione di armi da guerra” sono finiti Lucio Chiavegato di Bovolone, Patrizia Badii e il marito Luca Vangelista, Elisabetta Adami e Tiziano Lanza (che , Renato Zoppi e poi Corrado Turco e Andrea Meneghelli. Poche persone, guardate a vista da alcuni agenti della polizia penitenziaria, ha manifestato solidarietà agli arrestati: "Siamo qui con dignità, senza cartelli e senza slogan, per esprimere la nostra rabbia per questi provvedimenti assurdi”.

SECESSIONISTI ARMATI E CON IL "TANKO": 24 ARRESTI, 8 VERONESI LEADER DEI FORCONI

Chiavegato si era sfilato a febbraio dal Movimento che poi era stato ribattezzato “Risveglio”. Nel piccolo drappello al carcere di Montorio c’erano alcuni appartenenti, come Umberto Gobbi: “Stiamo cercando di capire e per dare il nostro sostegno a Patrizia che è la nostra responsabile, arrestata ingiustamente”. Negato invece il coinvolgimento nelle proteste dei “Forconi” di Tiziano Lanza di Bovolone, la persona che intercettata dai carabinieri parlava di “azioni eclatanti” di “armi” e malavita albanese e di “instaurare un clima di terrore, la mafia anche qui”. Il presidio davanti al carcere di Montorio dovrebbe continuare fino alla mezzanotte di giovedì, per passare poi ad altre proteste. Anche più rumorose.

DALLA CHIESA - Sulla vicenda che ha portato i 24 secessionisti in carcere (tra Verona, Padova, Treviso, Brescia e Rovigo), è intanto arrivata la dura ammonizione della Cei, la Conferenza episcopale italiana. "L'Italia è una sola" mentre "ogni forma di violenza è da ripudiare" ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente dei vescovi. “Le difficoltà ci sono per tutti, non solo per una sola parte del nostro Paese e sono anche gravi. Nello stesso tempo ogni forma di violenza è sempre da ripudiare. Bisogna ricordare anche che l'Italia è una sola e quindi il problema e la questione della decentralizzazione di alcune funzioni va visto sempre in quest'ottica di non violenza, di collaborazione, di unità del Paese e nelle difficoltà vere, non presunte".

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