Cronaca Cortile del tribunale

Verona, lavori per la messa in sicurezza ma poi giallo sulla possibile riapertura. Scavi scaligeri a rischio

Una delle perle culturali di Verona, che ospita il museo fotografico, rischierebbe la chiusura fino a nuovo ordine dopo il cantiere previsto a maggio. Il Fai chiede uno sforzo al Comune per lottare contro i presunti tagli

L’ultimo evento organizzato dal Fai, Fondo per l’ambiente italiano, si è rivelato un vero successo, agli Scavi scaligeri. La due giorni andata in scena nei siti occupati dalle opere del Centro internazionale di fotografia, in Cortile del tribunale, ha visto l’avvicendarsi di giovani guide davanti a gruppi di studenti di tutte le scuole veronesi. Ebbene, l’esperienza rischia di non potersi ripetere. A maggio verranno chiusi gli spazi del museo fotografico e che dal 1996 ospitano opere di notevole spessore artistico. A deciderlo sarebbe stata la Fondazione Cariverona per i lavori di messa in sicurezza. Il problema, rilevato dal Fai, è che il Comune non avrebbe deciso se riaprirlo al termine del cantiere. “Voci insistenti” riportate da L’Arena e che ora l’amministrazione è tenuta a smentire o perlomeno a giustificare. Per la durata dei lavori verranno sospesi i servizi di biglietteria e vigilanza.

Poi entrano in gioco le supposizioni, perché nulla è stato appunto confermato da fonti ufficiali: viene citato il difficile periodo di “spending review”. Tradotto, di parla di “tagli” a spese di gestione e personale. I dati indicano che agli Scavi scaligeri, nonostante l’eccezionale patrimonio storico, dall’epoca romana a quella medievale, non fanno brutta figura a livello di visite e biglietti staccati: è infatti il terzo museo per ingressi sul totale dei sette civici in città. Ora Fai e Fai Giovani chiedono di salvare una perla culturale del centro storico e al contempo una rivalutazione per il turismo. Non farebbero certo male guide mirate e maggior promozione.

A chiarire parzialmente il futuro degli Scavi intreviene il centrosinistra in Comune: "Non c'è nessuna ragione, a parte quella di una sciagurata e inconfessabile volontà politica, perché gli Scavi scaligeri e l'area espositiva debbano chiudere per non riaprire mai più - spiegano in una nota congiunta la segretaria cittadina del Partito Democratico, Orietta Salemi e i consiglieri comunali Michele Bertucco ed Elisa La Paglia -. L'accordo di programma sottoscritto tra Comune e Fondazione Cariverona nel maggio 2011 tutela sia il sito archeologico, che resta patrimonio inalienabile, sia il Centro di fotografia, che Cariverona si è impegnata ad ospitare gratuitamente per 15 anni. L'accordo di programma ribadisce inoltre la prevalenza della funzione culturale e museale per il compendio del Capitanio".

GLI INCASSI - I dati aggiornati mostrerebbero un trend nettamente positivo per il polo archeologico-espositivo: dal 2007 ad oggi sono raddoppiati sia i visitatori che gli incassi. I primi sono passati dalle 10.051 unità del 2007 alle 38.321 del 2013 con una punta di 48mila 869 visitatori nel 2012 (al settembre 2014 sono 25mila 275). Gli incassi sono aumentati dai 24mila 249 euro del 2007 ai 70mila 490 euro del 2013 con una punta di 145.316 euro nel 2012. Al settembre 2014 il polo ha incassato 47mila 611 euro. Positivo anche l'andamento dell'attività didattica con 114 classi coinvolte nell'anno scolastico 2013-2014 a fronte delle 71 del 2009-2010. I Compleanni al Museo sono saliti da 17 a 32 all'anno nel periodo 2007-2013. Tra le altre iniziative che il centro ha sviluppato c'è anche una collaborazione con l'Istituto tecnico Guglielmo Marconi che ha previsto la realizzazione di una applicazione di realtà virtuale per smartphone capace di mostrare la collocazione originaria degli oggetti a partire da una fotografia dei reperti.

"Eppure - continua il Pd - abbiamo acquisito un provvedimento di giunta nel quale il sindaco Flavio Tosi, in modo poco chiaro, ritiene che una parte dei servizi attinenti al Centro dovranno cessare dal maggio 2015. Il Pd pretende pertanto che l'amministrazione chiarisca quali sono le sue finalità. Per questo chiede la convocazione di una commissione consiliare a cui dare carattere di urgenza. Se la questione è soltanto economica, è possibile trovare soluzioni alternative sfruttando il ricco archivio fotografico del Centro con cui allestire, per esempio, una mostra permanente".

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