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"Sganzerla è a casa e gli incubi sono tornati". La Roveri a colloquio in prefettura

La 25enne, sconvolta dalla decisione del giudice di liberare l'uomo che tentò di ucciderla, è stata convocata da Perla Stancari, solidale con lei sulla vicenda

Non si placa l'ondata di reazioni scatenate dalla scarcerazione di Enrico Sganzerla, 42 anni, che tentò di uccidere la propria fidanzata Laura Roveri con una quindicina di coltellate in una discoteca di Vicenza. 

Il 42enne si trova ora agli arresti domiciliari a Cerea, nell'abitazione dei genitori, per ordine del giudice, mentre su consiglio delle forze dell'ordine, la vittima dovrebbe girare con una scorta. Un mix di rabbia e paura attanaglia il cuore di Laura, che trova la solidarietà delle associazioni ma anche delle istituzioni. A partire dal prefetto Perla Stancari, che ha chiesto alla Roveri di poterla incontrare, per capire cosa si possa fare perché la giovane donna possa sentirsi non solo più sicura, ma, prima di tutto, non sola. L'incontro è avvenuto ieri mattina, con la 25enne accompagnata da Serena Marchi, presidente dell'associazione contro il femminicidio "Isolina e...". 

Ho provato grande amarezza di fronte alla decisione del giudice. L'incontro con il prefetto, così come già con il comandante provinciale dell'Arma Oresta, per me è davvero importante. Oltre alla vicinanza umana che il prefetto Stancari mi ha fatto sentire, mi ha confortata sulla mia sicurezza. In questi giorni, da quando so che Sganzerla è a casa, gli incubi sono tornati. Ma c'è anche di più: anche il prefetto infatti mi ha confermato di non capire la decisione di lasciare che solo cinque mesi dopo che un uomo ha tentato di uccidere una donna, questo possa tornarsene a casa.

Queste le parole della giovane alla stampa locale, che, dopo essersi fatta forza, prosegue: 

Quello che Sganzerla non è riuscito a fare, lo ha fatto la magistratura. Lui per un millimetro e mezzo non ha reciso la mia carotide, sono viva per un millimetro e mezzo; la magistratura vorrebbe spegnere la mia voce, invece adesso io voglio dire a tutti che non sono più qui per difendermi, ma per attaccare: lotterò con le unghie e con i denti perchè venga stabilita una pena detentiva seria. Sento il dovere e la responsabilità di farmi portavoce anche di chi non ha più voce, quel millimetro che mi ha salvata adesso diventa la ragione per cui non posso accettare, non posso tacere, ma ho il dovere di dire anche per tutte quelle donne che dalla mano di un uomo sono state uccise.

La 25enne risponde anche alla richiesta inoltrata dal gip sulle ferite da lei riportate quella sera del 12 aprile:

La mia "colpa" è di non essere morta? Le ferite non sono abbastanza gravi? Se non fosse arrivato qualcuno a soccorrermi sarei morta dissanguata, non è abbastanza? Sono allibita, tutto questo è inaccettabile. Ora la vittima deve lottare per avere giustizia Inutile parlare di femminicidio e sostegno alle donne se poi neppure le ferite fisiche, quelle evidenti sulla pelle, bastano per avere giustizia. Ma io non mi arrendo

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