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Laura Roveri nello studio della trasmissione "QuartoGrado" su Rete4

Laura Roveri nello studio della trasmissione "QuartoGrado" su Rete4

Verona, Laura e l'accusa di troppa "esposizione mediatica": "Ce n'è bisogno. Donne poco tutelate"

La 25enne di Nogara accoltellata dall'ex replica per le rime all'associazione degli avvocati penalisti di Verona che avevano puntualizzato come "i processi non si fanno in tv": "È così pericoloso parlarne tutti assieme?"

Prima di affidare la lettera scritta di suo pugno ha voluto augurare “buon lavoro” a tutti ricordando la Convenzione di Istanbul contro il femminicidio che reca l’invito a “prevenire, punire, proteggere. Non ci ha messo molto, Laura Roveri, a replicare a coloro che l’hanno rimbrottata di partecipare a “troppe trasmissioni tv” che celebrano i “processi senza contraddittorio” e prima “che il giudice si esprima”. Con poche righe trasmesse al Corriere Veneto, ha voluto precisare infatti che la sua “esposizione mediatica” è voluta per sensibilizzare sul tema della violenza contro le donne e “l’andamento sconcertante” del caso che la riguarda. La 25enne di Nogara, aggredita in una discoteca di Vicenza con 16 coltellate dall’ex fidanzato di Cerea, Enrico Sganzerla, scrive in risposta alla Camera penale di Verona (l’associazione degli avvocati penalisti). Sottolinea sul quotidiano locale che

alzarsi alle 4 di mattina per raggiungere uno studio televisivo distante ore da casa, non è un divertimento. Come non lo è rinunciare a un lavoro che mi piace e che mi serve, per rilasciare interviste. Se lo faccio è perché ho la netta sensazione che ce ne sia l’urgente bisogno, come mi confermano moltissime donne che come me sono state vittima di violenza e come mi confermano anche i genitori e i familiari di altre donne che non hanno avuto la fortuna di sopravvivere. Se sono costretta a farlo, ad andare in tivù, a parlare, a continuare a testimoniare, è perché io e tante altre donne non ci sentiamo abbastanza tutelate.

In relazione all’esposizione mediatica, Roveri confessa di non voler spostare le sedi del processo in quelle dei “salotti televisivi” ma solo portare a conoscenza l’opinione pubblica di quanto le sta accadendo fuori e dentro l’aula. “È così pericoloso discuterne tutti assieme?” si chiede la 25enne, alla vigilia del processo a carico del commercialista veronese per tentato omicidio. E lancia la stoccata che non mancherà di creare dibattito tra gli “addetti ai lavori”:

“Non comprendo né condivido il concetto secondo cui solo chi è tecnico del diritto sia legittimato ad esprimere una propria posizione. Siamo forse tornati a quando il «popolo» silenzioso e passivo doveva subire decisioni altrui senza diritto di opinione? Una presa di posizione allarmante a mio avviso, in un sistema democratico”.

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