Verona, ladri nella cava a Valeggio: due colpi da 100mila euro in poco più che una settimana

In ginocchio per i raid consecutivi l'impianto gestito dalla "Bastian Beton". Professionisti del furto in azione: sono ri-entrati per l'allarme ancora manomesso dal precedente episodio e hanno aggirato tutti gli ostacoli

Sono entrati di nuovo, a otto giorni di distanza dall’ultimo raid. Ora l’impianto rischia la chiusura temporanea. Un altro duro colpo a cava Vantina, sulla strada che collega Valeggio sul Mincio alla provincia montovana, dove i ladri stavolta sono riusciti a portarsi via 100mila euro tra attrezzature professionali, quintali di rame e almeno 400 litri di gasolio. A scoprire tutto è stato, come nel primo caso, il titolare della ditta “Bastian Beton” che gestisce l’area, Luca Cordioli. I furfanti avrebbero compiuto la razzìa la notte tra lunedì e martedì, approfittando del fatto che i collegamenti elettrici per l’attivazione dell’allarma erano ancora manomessi dal precedente furto. Ore nella cava, agendo indisturbati, avrebbe permesso loro di fare tutto ciò che ritenevano opportuno. Non sarebbero servite nemmeno le precauzioni: due barriere di sabbia a ostacolo del cancello laterale che da’ sulla campagna, possibile via di fuga. Peccato che i ladri abbiano messo in moto due ruspe e con le benne abbiano caricato di refurtiva il camioncino parcheggiato appena all’esterno. Come spiega l’Arena, si sarebbe trattato di un “lavoro scientifico”. Lo testimonia il ritrovamenti di Cordioli:

“Avevamo appena riattivato il collegamento elettrico alla pompa del carburante e così hanno bypassato anche quell'impedimento. Negli anni abbiamo adottato diversi accorgimenti, come quello di migliorare le recinzioni, perché sappiamo che un cantiere situato all'interno rispetto alla strada può facilitare le intrusioni, ma non pensavamo di finire così nel mirino, anche se è successo pure in passato che ci rubassero escavatrici e autoveicoli”

Anche questa volta i danni sono ingenti: con la ruspa hanno sradicato i cavi di rame dalle tubazioni sotterranee e con l’altra li caricavano sul furgoncino. Rubate poi anche saldatrici, smerigliatrici, carica batterie, gruppi elettrogeni e infine il carburante. Tutto sparito dagli occhi del titolare che si è accorto della nuova incursione alle 7e30 di mattina. Per qualche attimo avrebbe pensato, in preda alla rabbia e allo sconforto, di chiudere l’attività in cava, idea poi accantonata data la solidarietà e l’appoggio dei colleghi della zona.

“Questi sono colpi durissimi che fanno anche venir voglia di passare la mano, perché è chiaro che ci troviamo di fronte a bande organizzate e non riusciamo a trovare le necessarie contromisure. Se ci fosse il passaggio di guardie notturne magari aspetterebbero che passassero per poi entrare indisturbati. Anche un segnale d'allarme diventa poco utile perché bisogna poi effettuare un sopralluogo a proprio rischio e pericolo. Per questo i tanti che lavorano in questo settore vivono un momento di forte preoccupazione perché sanno che domani potrebbe capitare a qualcun altro”

L'impianto ora potrebbe rimanere chiuso per almeno un mese.

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