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L'ex vicesindaco di Verona, Vito Giacino

L'ex vicesindaco di Verona, Vito Giacino

Verona, intercettazioni a Giacino, gli avvocati scioperano. Il procuratore: "Si credono una casta"

A quattro mani era stato compilato un documento in cui si ribadiva il diritto alla difesa che spetta ad ogni indagato, come recita la legge italiana. Il capo della Procura fa saltare le mediazioni. Astensioni dall'aula dal 30 giugno al 5 luglio

Bufera senza precedenti dopo il caso intercettazioni a Giacino e moglie. Evidentemente i beniformati che giudicavano “positivo” l’incontro in Procura tra magistrati e avvocati sono stati “depositati” da alcune dichiarazioni più morbide rilasciate dagli interessati. I legali penalisti hanno proclamato uno sciopero di sei giorni dal 30 giugno al 5 luglio che culminerà con l’astensione dalle udienze a palazzo di giustizia. Una rottura “totale” è quella avvenuta lunedì sera ed è stata ben spiegata da una nota diffusa dall’associazione Camera penale di Verona che riunisce molti avvocati che esercitano in città e provincia. A sedersi al tavolo della mediazione erano stati il presidente dell’Ordine degli avvocati, Bruno Piazzola, e il presidente del Tribunale di Verona, Gianfranco Gilardi alla luce del “grave” caso emerso negli scorsi giorni, ovvero le trascrizioni delle conversazioni avvenute tra i legali dell’ex vicesindaco Vito Giacino e della moglie Alessandra Lodi e i loro rispettivi assistiti.

A quattro mani era stato compilato un documento in cui si ribadiva il diritto alla difesa che spetta ad ogni indagato, come recita la legge italiana. Inoltre veniva spiegato che le intercettazioni non dovessero mai venire trascritte, nemmeno in modo sommario. A far saltare il tavolo, senza firmare la dichiarazione su cui si era mostrato favorevole il presidente dell’associazione dei penalisti, Federico Lugoboni, ci avrebbe poi pensato il procuratore capo Mario Giulio Schinaia. “Non firmo alcun documento” è la sintesi del suo intervento, rincarato dal fatto che la Procura avrebbe agito adeguatamente nella vicenda. A quel punto si è scatenata la tempesta, come spiega il Corriere Veneto

«La Camera penale, dopo l’ennesima retromarcia da parte del procuratore della Repubblica di Verona in merito alla nota vicenda delle intercettazioni telefoniche operate dalla polizia giudiziaria a danno di due colleghi, si trova costretta a dichiarare l’astensione dalle udienze per sei giorni. Infatti - si mette in chiaro nel comunicato dei penalisti scaligeri - in questa settimana di incontri e di colloqui, a fronte del continuo tentativo da parte del presidente del tribunale e del presidente dell’Ordine degli avvocati di trovare un punto d’incontro auspicato anche dalla camera penale, il procuratore della Repubblica ha perseverato nel voler liquidare la presente vicenda come una questione “di lana caprina” o, ancor peggio, “strumentale” dimostrando di non comprendere l’importanza, invece, del principio contenuto nell’articolo 103 del codice di procedura penale che espressamente stabilisce che “non è consentita l’intercettazione relativa a conversazioni dei difensori ... né quelle tra i medesimi e le persone da loro assistite”».

A gettare benzina sul fuoco poi ci ha pensato nuovamente il capo della Procura Schinaia, che, messo sull’avviso di uno sciopero dalle aule degli avvocati, non si sarebbe certo tirato indietro nell’accusare i penalisti di comportarsi da “intoccabili”. Così come spiega il quotidiano locale,

«Hanno deciso di scioperare? Me lo sta dicendo lei, nessuno si è preso la briga di informarmi - dichiara Schinaia -. La procura di Verona, in ogni caso, in questa vicenda è nel giusto: gli avvocati si credono una casta che non si può intercettare, ma non è così. E la Cassazione lo dice chiaramente alla sentenza 20072 del 12 febbraio 2003: i legali continuano a equivocare tra brogliacci e trascrizioni, invece mai nessuno in procura si è sognato di usare quelle telefonate, mai. Lo sto ripetendo da giorni».

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