Cronaca Centro storico / Piazza Brà

Verona inserita nella lista delle città sprecone per l'energia: "Senza lo Stato risparmiati 500mila euro"

Un articolo su "Repubblica" scatena la polemica. Il sindaco ribatte documenti alla mano: "Il dato di 7,9 milioni coincide con l'importo del valore dell'appalto relativo alla fornitura di tutti gli edifici comunali di un anno

“Non c’è dubbio che Verona sia un posto illuminato bene, come lo definisce con ironia, del tutto fuori posto, un articolo di La Repubblica frutto, forse, di una lettura superficiale dei dati della spending review di Cottarelli. Ma una cosa è certa: se avessimo seguito le indicazioni e le tariffe della Consip, come ci viene rimproverato, avremmo speso mezzo milione di euro in più all’anno: e all'Autorità per la Vigilanza sui contratti, che ha chiesto chiarimenti in merito, abbiamo già provveduto ad inviare la documentazione completa. E in ogni caso, come è ben noto alla stampa nazionale e locale, non è Verona il Comune capoluogo del Veneto che deve ridurre i compensi al proprio personale per far quadrare i conti degli sprechi”. Questo il commento del sindaco di Verona, Flavio Tosi, alle notizie apparse mercoledì mattina sul quotidiano romano, che aveva accennato ai presunti chiarimenti che il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, ha richiesto a 200 amministrazioni d'Italia. Su La Repubblica, tra le tante città, compariva anche Verona:

Il record nella lista dei primi cento sospetti spetta però tutto al comune di Perugia: la bellezza di 10,5 milioni di euro pagati per dare luce alla città, con gara scaduta a luglio 2013. Anche qui, ignorando del tutto l'opportunità di comprare a meno le stesse quantità di energia elettrica tramite le grandi centrali pubbliche di fornitura. Non da meno è la Verona del sindaco leghista Flavio Tosi, che in un anno (da metà 2013 a metà 2014) riesce a spendere 7,9 milioni in lampioni e lampadine comunali: un posto sicuramente illuminato bene.

“E’ un po’ riduttivo parlare di lampioni e lampadine – ha così spiegato Tosi – perché il dato di 7 milioni e 900mila coincide con l'importo del valore dell'appalto (al netto dell'Iva) relativo alla fornitura di energia elettrica per la pubblica illuminazione e per tutti gli edifici comunali, comprese le scuole (fino alle scuole medie), i musei, i teatri, gli impianti sportivi e le sedi giudiziarie della città di Verona, per il periodo che va dal primo giugno 2013 al 31 maggio 2014. Va precisato, inoltre, che circa il 60% del valore sopraindicato è dovuto a oneri fissi non soggetti a negoziazione (tasse, spese di trasporto dell'energia)”.

IL LISTINO DELLA CONSIP - Secondo quanto stabilito da una serie di decreti approvati fra il 2006 e il 2012, le amministrazioni e le relative municipalizzate sono obbligate a risparmiare sulle sette categorie individuate di beni e servizi: gas, elettricità, carburanti, riscaldamento e contratti di telefonia fissa, cellulare o per internet. Per l'acquisto è necessario ricorrere alla Consip, la centrale acquisti nazionale della pubblica amministrazione. La legge stabilisce alcune eccezioni (Comuni che giudicano da soli cosa, quando e quanto comprare) ma solo se i prezzi sono inferiori a quelli della Consip.

E qui torna a parlare Tosi: “Non seguire le tariffe Consip – aggiunge – è non solo lecito ma economicamente positivo: il Comune di Verona, infatti, ha indetto una procedura ad evidenza pubblica aperta, telematica e con successiva asta elettronica, con il criterio del prezzo più basso, avvalendosi della possibilità prevista dalla legge sulla spending review, laddove si dice che 'è fatta salva la possibilità di procedere ad affidamenti, nelle indicate categorie merceologiche (tra cui energia elettrica), anche al di fuori delle predette modalità (adesione a Consip o a centrali di acquisto) a condizione che gli stessi conseguano...a procedure ad evidenza pubblica, e prevedano corrispettivi inferiori a quelli indicati nelle convenzioni e accordi messi a disposizione da Consip S.p.A.'. E la base d’asta fissata in gara, infatti, era inferiore alle ipotesi che si sarebbero potuto realizzare con i prezzi Consip, sono variabili e basati su indici diversi”.

In sostanza, secondo Tosi, a fronte di tariffe ipotetiche Consip variabili da 79-80 euro al megawatt orario per 89 Mwh, la tariffa fissa stabilita come base d'asta dal Comune di Verona è stata di 74,5 euro per megawatt e quindi inferiore a tutte le possibili ipotesi Consip. Il risultato raggiunto in gara è stato di 66,90 euro. "Vale a dire che - conclude Tosi - presi in considerazione i consumi storici presunti, i risparmi ipotizzabili per la sola componente energia rispetto alle tariffe Consip sono stati quantificati in circa circa 500mila euro annui”.

IL PD VERONESE A ROMA - "L'allarmismo giornalistico e la vis polemica di Tosi fanno emergere un contesto litigioso che nei fatti non esiste - spiega il deputato veronese del Partito Democratico, Vincenzo D'Arienzo -. Nella richiesta del Commissario Cottarelli non c'è alcuna presunzione di irregolarità. Anzi, la semplice richiesta di documenti, a Verona come per tanti altri, serve proprio a verificare se quanto pagato sia stato inferiore a quello previsto con Consip.

La verifica che è stata avviata sugli appalti, infatti, sarà l'occasione per individuare quelle zone sulle quali si può intervenire. Stiamo cambiando il sistema. Con l'Anac, Autorità nazionale anticorruzione di Raffaele Cantone, abbiamo cambiato pagina. Se anziché controllare solo i contratti pubblici l'Anac verificasse anche quelli stipulati dal Comune per i tanti dirigenti presenti, probabilmente individueremmo altre aree sulle quali agire. Con forza".

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