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Verona, immigrato partecipa al bando da netturbino ma è escluso: Amia condannata per disciminazione

L'azienda di igiene ambientale del Comune di Verona perde la causa contro un marocchino che aveva partecipato alla gara di selezione. Una lettera gli avvisa che gli mancano i requisiti di cittadinanza. "Ma non finisce qui, faremo ricorso"

Per il Tribunale di Verona il comportamento dell’azienda è stato “discriminatorio” e ha disposto che l’aspirante netturbino possa partecipare al bando di concorso per tentare di avere un lavoro. In più dovrà essere risarcito di 6500 euro. Una storia di diritti “acquisiti” e poi negati, quella che ruota attorno ad un cittadino marocchino che vuole entrare a far parte della “grande famiglia” di Amia, azienda che a Verona si occupa della manutenzione del verde e di igiene ambientale. Il giudice ha infatti ravvisato le anomalie insite in una selezione pubblica di personale del 24 febbraio scorso. Ha anche obbligato l’Amia a togliere dal regolamento interno ogni riferimento alle clausole di cittadinanza italiana o europea per gli eventuali candidati. Il lavoratore marocchino, già dipendente per un anno e 6 mesi dell’azienda di rifiuti che è partecipata del Comune, secondo il bando non avrebbe potuto lavorare più in Amia perché non in possesso dei requisiti richiesti. Possiede dal 2005 un permesso di soggiorno di “lungo periodo” e parlerebbe correttamente l’italiano. Rischia anche lo sfratto per morosità, dato che un lavoro non ce l’ha e non sa come pagare l’affitto.

In graduatoria sarebbe risultato, come spiega il Corriere Veneto, tra i primi 10 su 40 aspiranti. Aveva ricevuto poi due lettere nelle quali gli venivano comunicate l’esclusione dalla gara. E si era rivolto ai sindacati che poi si erano fatti carico della sua situazione. Il ricorso era stato presentato a maggio e sabato scorso è avvenuta la sentenza dal giudice del Lavoro. Una decisione su cui però l’Amia giura battaglia e annuncia un ricorso a sua volta. Le motivazione dell’azienda sono che trattandosi di società privata può riservarsi il diritto di esplodere o limitare l’accesso ai bandi a chi non è cittadino comunitario. In pratica Amia avrebbe cercato, attraverso quel bando di richiamare i cittadini italiani e veronesi che stanno subendo la crisi e sono in cerca di lavoro. “Deve saper parlare bene l’italiano e muoversi per le strade cittadine” avrebbe commentato sui quotidiani locali il direttore dell’azienda, Maurizio Alfeo. Ma secondo l’associazione Studi giuridici per l’immigrazione, l’Amia, trattandosi proprio di una Spa,  non potrebbe adottare gli stessi vincoli che esistono nell’impiego pubblico. Amia dovrà pubblicare per 20 giorni, sul proprio sito internet, il provvedimento deciso dal giudice e deve riaprire il bando per garantire al cittadino marocchino parità di diritti. A lui e a coloro che sono nella sua stessa situazione, quindi.

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