Cronaca Soave / Via Roma

Verona, giovani alla ricerca dello sballo impossibile: si diffonde la moda dell'alcol versato negli occhi

Anche in Italia la pericolosa pratica di guardare nel collo della bottiglia mentre l'alcol scorre giù: c'è l'erronea convinzione che si raggiungano livelli di ubriacatura più rapidi e potenti. Ma i rischi sono elevatissimi

Secondo il Servizio dipendenze dell’Ulss 20 di Soave si tratterebbe proprio di una “corsa allo sballo”. Protagonisti giovani e giovanissimi che sarebbero molto vicini a causarsi danni irreparabili al corpo. Starebbe prendendo piede, infatti, il cosiddetto “Eye drinking”, pratica pericolosa che consiste nel versarsi l’alcol (specialmente vodka o grappa) direttamente sugli occhi. Una vera trasgressione che segue quella del “Binge drinking”, il consumo compulsivo di bevande alcoliche in un breve lasso di tempo. Tanto per ubriacarsi velocemente. Si tratta di un allarme di cui da tempo danno notizia i medici veronesi specializzati in dipendenze e che è tornato alla ribalta dopo la scoperta dei pullman di ragazzi organizzati per andare a sballarsi a Jesolo (Venezia). A Pasquetta centinaia di giovani sono stati trovati a bordo dei mezzi il cui bagagliaio conteneva borse piene di bottiglie.

“Eye drinking” o “eyeballing” si chiama la moda, esportata da Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia. In sintesi, si infila l’occhio nel collo della bottiglia e si fa scendere l’alcol direttamente sul bulbo. Evidentemente con l’erronea convinzione che attraverso gli occhi ci si sballi in maniera più forte e veloce. Anche se non c’è alcuna prova chimica che lasci credere che con l’ “eye drinking”, si raggiungano livelli alcolemici più elevati. In realtà lo "sballo" avverrebbe per una distorsione delle immagini dovuta alla pesante irritazione della pupilla. E quindi i rischi sono elevati. Dai bruciori fortissimi alle piccole o grandi lacerazioni guaribili solamente attraverso il trapianto di cornea. Come spiega su L’Arena il dottor Paolo Madera, direttore del SerD di Soave,

Ha letto, trovando peraltro solo conferme a ciò che già sapeva, di locali che propongono offerte speciali con pacchetti alcol illimitato, locali che in molti casi rivolgono l'invito già ai sedicenni, se non addirittura a ragazzi più giovani. Chi organizza questi eventi si difende sostenendo che comunque si garantisce la sicurezza personale a ragazzini e ragazzi che, in caso contrario, berrebbero comunque e in più rischierebbero la vita per strada.

E il dottor Pietro Madera si scalda: «È una contraddizione promuovere la crociata per l'omicidio stradale, cavalcando l'indignazione popolare, e poi promuovere lo sballo. Le due cose non sono staccate: oggi i ragazzi vanno in pullman, ma domani? La riflessione positiva che mi sarei aspettato dopo la strage di Arcole era quella del no perentorio allo sballo. Lo sballo controllato è promozione della cultura della malattia».

Al Serd di Soave oggi sono in cura 27 ragazzi sotto i 25 anni: sei di questi hanno meno di 18 anni. «Ci sono arrivati grazie a genitori attenti», spiega Madera, «ma questa è solo la punta dell'iceberg. Qui si lavora con i ragazzi e i genitori esplorando risposte alternative all'alcol. I ragazzi spiegano l'abuso, che diventa dipendenza, con le problematiche dell'età, perché molto alcol, e questa è un'evidenza, è un eccitante e toglie i freni inibitori».

I dati parlano chiaro: il primo contatto con l’alcol, nella media europea, avviene a 14 anni. In Italia è di 12 anni e mezzo.

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