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Verona, Giacino e l'emissario: "Sono suo amico da anni e non mi ha mai coinvolto. Mi sento tradito"

Il tecnico agronomo che secondo l'accusa faceva da tramite con l'imprenditore Leardini racconta i giorni precedenti all'arresto dell'ex vicesindacio: "Voleva sapere cosa si diceva di lui in giro"

Avrebbe coinvolto una quarta persona, una specie di “emissario” che faceva la spola tra lui e l’imprenditore edile Alessandro Leardini. Vito Giacino si sarebbe fidato di lui per intrattenere rapporti con il principale accusatore con l’ex vicesindaco. Quest’ultimo, dimessosi dall’incarico pubblico il 15 novembre scorso, lo aveva “inviato” dal costruttore per cercare di calmarlo. L’indagine della Procura sulle presunte tangenti incassate era alle porte. L’11 novembre l’emissario aveva parlato con Leardini, secondo il Corriere Veneto

«Giacino mi dice che sei agitato, mi dice di dirti di stare tranquillo, che non ci sono problemi in quanto non hanno nulla in mano»

Il 12 novembre lo stesso imprenditore si sarebbe presentato di persona in Procura per denunciare i 600mila euro di presunte mazzette versate a Giacino e moglie. Le parole del misterioso emissario, un tecnico agronomo che lavora nel campo dell’edilizia e rimasto anonimo per ragioni professionali, non sono ancora state acquisite dagli inquirenti ma lui si dice pronto a parlare, qualora il pm decidesse di interrogarlo. Spiegherebbe quindi che si sente “tradito” da Giacino, amico da anni e suo politico fidato, tanto da contribuire alla sua campagna elettorale. E che non si sente assolutamente un “emissario” perché a Leardini non avrebbe portato alcun messaggio.

Con l’ex vicesindaco e la moglie Alessandra Lodi il tecnico agronomo era amico da anni e aveva deciso di nominare proprio la donna come suo avvocato di fiducia nella causa per abuso d’ufficio in concorso (per una lottizzazione abusiva) che lo vede imputato assieme ad altri membri della commissione edilizia del Comune di Lazise. E a Lazise la Lodi aveva altre interessenze, dato che l’amministrazione comunale le aveva affidato alcuni incarichi di consulenza. Lei, a quel tempo, era praticamente il legale del Comune gardesano. Poi si sarebbe scoperto che affidava le pratiche ad un tecnico amministrativo di Padova. “Subappaltava” il lavoro, insomma. Come spiega il Corriere Veneto

“Quanto agli incontri con Giacino di cui si legge nelle carte dell'inchiesta, uno è avvenuto al ristorante La Bottega del Vino. «È stato Giacino a invitarmi fuori a pranzo», racconta il tecnico, che mostra i messaggi ancora salvati sul telefonino. Di cosa si è parlato? «Del più e del meno, ma in particolare Giacino voleva sapere cosa si diceva di lui in giro. Io gli ho risposto che mezza Verona lo riteneva innocente, l'altra mezza colpevole». A quell'incontro ne sono seguiti altri, in altri ristoranti, sempre convocati da Giacino. E se per il gip che ha ordinato l'arresto dell'ex vicesindaco è «del tutto verosimile» che in quegli incontri Giacino istruisse l'amico in vista dei futuri incontri con Leardini, così da mettergli «pressione», il tecnico nega tutto: «In nessun caso mi è stato chiesto di recapitare messaggi». Quanto alle successive telefonate con Leardini, «sono state solo per ragioni professionali - assicura - l'ultima chiamata con lui è stata il 21 gennaio. L'ho sentito in relazione ad un arbitrato che la sua ditta, Gardesana Sviluppo, ha in corso a Lazise».

Lungi dall'essere l'«emissario» di Giacino, il tecnico avrebbe partecipato insomma a nient'altro che pranzi innocenti con un amico in difficoltà. Anche se ora, qualche sospetto gli giunge: «Giacino sapeva che io lavoravo anche con Leardini, avrebbe dovuto sapere che incontrandomi avrebbe potuto mettermi in difficoltà. Non so davvero se lo abbia fatto nella speranza di ottenere da me qualche informazione. Ma io non sapevo proprio nulla». Quanto al quadro accusatorio emerso ai danni dell'amico, il tecnico si dice stupefatto: «Mai avrei pensato a qualcosa del genere. Se davvero ha fatto quel che si dice, è stato molto ingenuo, con tutti i controlli che ci sono oggi».”

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