Verona, fronte comune dei sindaci contro le tasse dello Stato: "No a Comuni esattori"

All’incontro sul tema delle imposte, a San Martino Buon Albergo, hanno partecipato una decina di primi cittadini, da Oppeano fino a Caldiero: “C’è una totale mancanza di rispetto verso gli enti locali”

Fronte comune dei sindaci contro le tasse imposte dallo Stato. L’alleanza tra i primi cittadini del Veronese è nata lunedì sera durante un incontro aperto alla popolazione, nella sala consiliare del Comune di San Martino Buon Albergo. Alla tavola rotonda hanno partecipato una decina di sindaci, che hanno sottoscritto un richiamo rivolto al Presidente della Republica e al Governo, sollecitando l’applicazione della Costituzione ed in particolare di dare attuazione al titolo V dell’articolo 119, il quale afferma che i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa. “Probabilmente sarà l’ennesimo appello caduto nel vuoto, ma è giusto che la popolazione sia informata di quanto sta accadendo. C’è una totale mancanza di rispetto verso gli enti locali, chi ci governa fa proclami che non aumenta le imposte e invece di metterci la faccia costringe i Comuni, in modo meschino, a fare gli esattore delle tasse, dimostrando di essere distanti anni luce dai reali problemi dei cittadini. Se non ci danno la possibilità di crescere andremo a sbattere inesorabilmente”, ha affermato il sindaco Valerio Avesani introducendo la serata.  

Oltre ad Avesani, all’incontro erano presenti il sindaco Alessandro Montagnoli di Oppeano, Lino Gambaretto di Soave, Carlo Tessari di Monteforte d’Alpone, Roberto Turri di Roncà, Diego Ruzza di Zevio, Paola Boscaini di Bussolengo, Giovanni Molinaroli di Caldiero, Antonello Panuccio di Castel D’Azzano, il vicesindaco di Lavagno Daniele Papa e l’assessore al Bilancio del Comune di Verona Pierluigi Paloschi. I primi cittadini hanno sottoscritto il richiamo e hanno concordato la necessità di estendere il fronte agli altri colleghi della provincia. Un’alleanza che dovrà farsi sentire, secondo i sindaci, anche su altri temi comuni, “con l’obiettivo di portare avanti battaglie congiunte per il bene della nostra gente, se necessario svestendoci dalle appartenenze politiche e territoriali. La pensiamo tutti allo stesso modo su molte questioni che riguardano la nostra provincia, è ora di far sentire la nostra voce”, hanno affermato i sindaci, che hanno concordato di ritrovarsi a breve e in modo allargato per studiare un’iniziativa forte e comune sul tema spinoso delle tasse.  

IL DIBATTITO - Sono stati molti i quesiti che il pubblico ha rivolto ai sindaci e che hanno evidenziato la confusione che regna tra la popolazione sul tema delle tasse, le cui sigle continuano a cambiare. “In Italia era in corso da alcuni anni un percorso federalista che intendeva dare più potere impositivo ai Comuni, ma si è interrotto e il paradosso è che ora lo Stato si appropria delle risorse comunali”, hanno sottolineato i sindaci, che hanno inoltre denunciato “il continuo taglio di trasferimenti ai Comuni, che sta mettendo in ginocchio l’economia locale. I Comuni servono solo a far quadrare i conti, è impossibile fare programmazione”. In particolare i primi cittadini hanno puntato il dito contro il Fondo di Solidarietà Comunale, quasi interamente autofinanziato dagli stessi enti locali (“Ancora oggi non è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto che indica le quote dovute dai singoli Comuni”) e contro la nuova tassazione sui rifiuti: “Anche questa imposta è stata modificata in senso antifederalistico. Con la Tares, la maggiorazione dello 0,30 a metro quadrato doveva servire a finanziare i servizi indivisibili e invece ad aprile 2013 il Governo ha stabilito che sarebbe stata trattenuta interamente nelle casse statali”. L’Imu invece “di essere la prima imposta patrimoniale federalistica è diventata la prima imposta patrimoniale in condivisione tra Stato e Comuni. Con l’Imu lo Stato si appropria di risorse comunali”.

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