Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca Centro storico / Via Roma

Verona, Fondazione Arena al rinnovo dei vertici: Girondini verso l'uscita di scena. "Serve un bando"

Il sovrintendente dell'ente lirico potrebbe lasciare la poltrona da gennaio 2015. Cambiano le regole sulle nomine con l'introduzione del Consiglio d'indirizzo formato da membri di Comune, Regione e Ministero. Il Pd chiede "condivisioni"

Per una volta non ci sarebbero polemiche. Nessuno che “sbatte la porta, saluta e se ne va”. Perché il sovrintendente della Fondazione Arena, Francesco Girondini, avrebbe espresso in autonomia il desiderio di lasciare il vertice dell’ente che guida dal 2008, per volontà del sindaco di Verona, Flavio Tosi. La Fondazione Arena, entro il 31 dicembre, si trova a dover attuare uno statuto in base alla nuova legge di regolamentazione delle Fondazioni. Nell’articolato c’è appunto anche il rinnovo dei vertici che non saranno più nominati “dall’alto”, ossia dal sindaco, e poi vagliati dal Consiglio d’amministrazione. Il Cda viene sostituito da un Consiglio d’indirizzo formato da sindaco, rappresentanti dell’aministrazione comunale, da un massimo di due privati cittadini, da un membro della Regione e da uno del Ministero. L’intesa sul successore di Girondini dovrebbe essere approvata comunque bipartisan, tra le forze politiche cittadine. I tre nomi passeranno poi al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, che farà la sua scelta. Intanto, in attesa di conoscere chi sederà al vertice dell’Arena, Girondini potrà solo firmare provvedimenti di ordinaria amministrazione per un massimo di 45 giorni a partire dal primo gennaio 2015. Per questo tutto dev’essere pronto. E in tempo. La notizia sulla sostituzione di Girondini non è ancora stata confermata dalla sede della Fondazione, in via Roma.

Non crede in un'uscita senza polemiche, invece, il Partito Democratico di Verona, da tempo in lotta contro l'attuale sovrintendente sulla gestione dell'ente lirico, uno dei più importanti e noti d'Italia e nel Mondo. "La reticenza se non il rifiuto di Girondini a proseguire la sua attività ha il sapore di un’uscita di scena dal retropalco - attaccano la segretaria cittadina Pd, Orietta Salemi, e il capogruppo in Comune, Michele Bertucco -. È mesi che chiediamo una verifica per conoscere bilanci e prospettive e la disponibilità del sovrintendente in commissione è il 22 gennaio 2015, quando, a quanto pare, sarà già fuori causa o al massimo in proprogatio con mansioni strettamente ordinarie. Diventa sempre più urgente un confronto in Consiglio, visto che il Comune deve esprimere un rappresentante nel nuovo organismo di indirizzo previsto dalla normativa nazionale. Per questo chiediamo un tavolo che faccia luce in modo inequivocabile, dati e conti alla mano, sullo stato di salute dell’ente e su quali siano le prospettive vere di rilancio. Il sindaco fa bene a rivolgersi al ministro (Tosi avrebbe già chiesto un colloquio con Franceschini) ma prima coinvolga nel suo progetto, anche tutte le forze consiliari".

Continuano Bertucco e Salemi: "Noi non abbiamo dubbi in merito a un ruolo di vertice in Fondazione: indire un bando a partecipazione europea per consentire di uscire da logiche spartitorie di esclusiva appartenenza politica. All'Arena serve una ventata di aria fresca, capace di portare novità, competenza, inventiva, assoluta trasparenza nella gestione e, soprattutto, imparzialità e distanza da radicate incrostazioni amministrative e dirigenziali. Ad oggi il Pd non ha avuto modo di conoscere da Fondazione su quali poste può contare il bilancio preventivo 2014, visto che il 2013 si è chiuso in pari solo con un artificio contabile, che crea un credito virtuale da parte di Arena Extra, e con un contributo fittizio di 2 milioni di euro che il Comune non ha mai erogato e su cui perfino la società di revisione ha espresso dubbi, chiedendo urgenza di rientro tempestivo nei conti.

CAUSA DI LAVORO - Intanto qualche guaio economico dev’essere affrontato. Il giudice del Lavoro di Verona ha infatti condannato la Fondazione a risarcire di oltre 100mila euro una dipendente che riteneva di non percepire uno stipendio adeguato in relazione al suo lavoro. La donna aveva ottenuto ragione già nel 2012 ed era stata assunta a tempo indeterminato dopo una serie di contratti a termine. La sentenza ha così sancito che la Fondazione dovrà pagare 76mila e 500 euro oltre a una quota del Tfr di 30mila euro e riconoscerle una retribuzione di 4mila e 200 euro mensili più il rimborso delle spese legali sostenute.

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