Verona, Facebook, social media e chat sotto accusa: cyberbullismo in crescita anche nel Veronese

Giovani, e non solo, rischiano di essere quotidianamente vittime delle “calunnie della rete”. In Italia, il 61% degli episodi di bullismo rilevati, è di questa natura. In provincia la cifra è al 33%, rilevato quest'anno

I dati contenuti nel rapporto 2013 Eurispes sulla condizione dell'adolescenza mostrano un incremento del fenomeno del cyberbullsimo, sia per numero di vittime sia di carnefici. Giovani, e non solo, rischiano di essere quotidianamente vittime delle “calunnie della rete”, pertanto è fondamentale conoscere il problema in tutte le sue sfaccettature, dal punto di vista educativo, sociale, psicologico, culturale e giuridico. Solo con l'informazione si possono ridurre gli effetti di questa forma di prevaricazione tramite strumenti elettronici e multimediali.

L'ultimo Rapporto nazionale sulla Condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza di Eurispes 2013 presenta una crescita delle percentuali di adolescenti coinvolti, nello specifico:

  • + 2,6% ha ricevuto messaggi, foto o video offensivi o minacciosi;
  • + 1% ha ricevuto o trovato informazioni false sul proprio conto;
  • + 1% è stato escluso intenzionalmente da gruppi on line;
  • + 1,2% ha inviato o diffuso messaggi, foto o video offensivi o minacciosi
  • + 0,4% ha diffuso informazioni false su un’altra persona;
  • + 1,9% ha escluso intenzionalmente una persona da gruppi on line.

Il problema è reso ancor più complesso dalla natura della rete, che rende possibili diversi tipi di cyberbullismo, che possono svilupparsi anche in forma anonima. Le principali tipologie individuate sono: flaming (litigi on line con linguaggio violento e volgare); harassment (molestie attuate con l’invio ripetuto di messaggi offensivi); cyberstalking (invio ripetuto di esplicite minacce fisiche, che portano la vittima a temere per la propria incolumità); denigrazione (pubblicazione all’interno di comunità virtuali di “pettegolezzi” e commenti calunniosi e denigratori, al fine di danneggiare la reputazione della vittima); outing estorto (inserimento di confidenze – raccolte all’interno di un ambiente privato – in un blog pubblico); impersonificazione (invio dall’account di un’altra persona di messaggi volti a screditare la vittima); esclusione (estromissione intenzionale di una persona dall’attività on line).

IN UN ANNO ALMENO 250 DENUNCE DI BULLISMO, CRESCE QUELLO WEB

A VERONA - “Il cyberbullismo - spiega l'assessore provinciale all'Istruzione e alle Politiche giovanili, Marco Luciani - purtroppo, è un problema sempre più emergente, che rappresenta circa un terzo delle forme di bullismo riscontrate sul territorio veronese. Il mondo dei social media ha diffusione capillare tra i gruppi di giovani e giovanissimi, rendendo le nuove forme di bullismo molto più subdole rispetto a quelle tradizionali. Infatti il carnefice, in molti casi, si cela dietro alla presunta impunità fornita dalla depersonalizzazione consentita dal web. Dall'altra parte dello schermo – magari nascosta dietro nickname o protetta dall'anonimato - si cela, però, una persona, che può rappresentare un pericolo reale. Infatti, un largo numero di giovani è stato contattato sul web da sconosciuti: questo mi spaventa perché i nostri studenti e i nostri figli rischiano di cadere nelle 'trappole di internet'. Inoltre, mentre il bullismo tradizionale si perpetrava in luoghi fisici determinati, la rete non ci abbandona mai. Pertanto il convegno sarà fondamentale occasione: esperti guideranno genitori e ragazzi alla scoperta di un fenomeno in tutte le sue sfaccettature. Solo con la corretta informazione si potrà, infatti, limitare il problema”.

I dati a livello nazionale sono preoccupanti e dimostrano che il fenomeno ha ormai invaso la società. In Italia, il 61% degli episodi di bullismo rilevati, è di cyberbullismo. Su scala veronese la cifra si abbassa al 33%, rilevato nell'anno scolastico in corso. Il dato è comunque significativo e il fenomeno si sta perpetrando in modo capillare, se pensiamo che in molti casi il bullismo tradizionalmente inteso si è integrato con le nuove forme di cyberbullismo, spesso strascico e prosieguo dello stesso.

COSA FARE - "Si può, però, intervenire per prevenire o perlomeno limitare i danni - spiega la dottoressa Giuliana Guadagnini, psicologa clinica-sessuologa, nonché responsabile del Punto provinciale di ascolto -. Lo si può fare innanzitutto con un'informazione primaria efficace, volta a far sì che ragazzi - e soprattutto genitori, in molti casi 'analfabeti' della rete - si rendano conto dell'effettiva portata del problema. Quando invece è necessaria la denuncia, che è consigliata sin dai primi episodi, le istituzioni  sono sempre a disposizione per fornire supporto, lavorando in rete con la Polizia Postale. Spesso il modo dei ragazzi di interagire nella rete è indiscriminato, mentre i social andrebbero pensati e vissuti come un mezzo costruttivo. L'anonimato è poi una piaga, che ha creato risvolti anche nelle cronache nere nazionali. Basti pensare che, fino allo scorso novembre, la compagnia lituana di gestione di 'Ask' – social network nel quale gli 'anonymous' sono diversi - non forniva neppure in fase investigativa i dati degli utenti. Ora, per fortuna le cose sono cambiate”.Le conseguenze sono analoghe, se non addirittura più gravi, di quelle del bullismo tradizionale, a causa dell’elevato numero di persone coinvolte e della forza mediatica del mezzo di trasmissione. In particolare la rete e i telefoni cellulari, sono strumenti con una potenza (negativa) enorme poiché i contenuti permangono “24 ore su 24” ed è difficile riuscire a rimuoverli completamente. Nella vittima si possono riscontrare risvolti spesso gravi: bassa autostima, depressione, ansia, paura, frustrazione, problemi scolastici e familiari e, nei casi più estremi, idee suicide. L'8 gennaio 2014 il Governo ha emendato un Codice di Autoregolamentazione per la prevenzione e il contrasto al cyberbullismo.

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Il tema verrà illustrato nel corso del convegno, organizzato da Fidapa, “Cyberbullismo: luci ed ombre dei social network. Aspetti giuridici e psicologici”, che si terrà venerdì 24 gennaio dalle ore 15.00 alle 18.30 all'auditorium Fondazione Toniolo. L'ingresso al convegno –  in via Seminario numero 8 – sarà libero e gratuito.

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