Lunedì, 18 Ottobre 2021
Cronaca Borgo Venezia / Via Antonio Pisano

Febbre da gioco. Il fenomeno è in aumento, ma si fatica a trovare soluzioni efficaci

Il business si aggira intorno ai 90 miliardi di euro. Solo nel Veronese spesi 26 milioni in Gratta e Vinci. D'Angelo: "I dati non sono più stati aggiornati nonostante le nostre insistenze"

La febbre da gioco è una vera e propria malattia che genera, ogni anno, un giro d'affari miliardario. A guadagnarci è anche lo Stato (con circa 8 miliardi di introiti sotto forma di tasse), costretto però poi a spendere altrettanti soldi per curare i cittadini che con questo vizio rovinano la propria vita e quella degli altri, spesso finendo sotto lo scacco dell'usura.
In Italia, il business dei giochi si aggira intorno 90 miliardi di euro. I dati, relativi al 2012, potrebbero sembrare esagerati, ma se si pensa che solo nel Veronese si spendono, ogni anno, circa 26 milioni di euro in Gratta e Vinci, i conti iniziano a tornare. “Il Gratta e Vinci è il più subdolo e insidioso dei giochi perché illude il giocatore di poter vincere in continuazione. In realtà, prende solo quello che spende, se va bene. Certo c'è una probabilità di vincere di più, ma quanto bisogna giocarsi? Basti pensare che i tagliandi vengono distribuiti in lotti da 30 milioni, ma solo cinque di essi determinano vincite consistenti. Il resto sono briciole che vengono distribuite tra tutti gli altri. Purtroppo l'illusione della supervincita induce la gente ad acquistare biglietti a ripetizione, innescando un circolo vizioso.”, ha rilevato Damiano D'Angelo, responsabile dell'Ufficio antiusura, che si è espresso sulle pagine de L'Arena nell'ambito della commissione settima del Comune (incaricata di controllare le attività che seguono alle delibere). Sicurezza, azioni per contrastare la dipendenza da gioco, l'abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti, i punti all'ordine del giorno. D'Angelo ha presentato dati allarmanti relativi alla diffusione del gioco.
Nel centro di Verona, sempre nel 2012, vennero venduti oltre sette milioni di Gratta e Vinci sui quasi 26 totali dell'intera provincia. Le slot machine in città tre anni fa risultavano 1.764 e 318 le Videolotterie telematiche (Vlt). In tutta la provincia le slot censite erano 6.268 e 1.004 le Vlt. Altro dato significativo riguarda l'incremento delle installazioni delle tristemente note macchinette: tra 2011 e 2012 le "slot" sono aumentate del 4,82 per cento e le Vlt del 105,32 per cento. "E i dati non sono stati più aggiornati nonostante le nostre insistenze", precisa D'Angelo che ha più volte scritto al Ministero delle Finanze, all'Agenzia delle Entrate e a quella delle Dogane e dei Monopoli. "Mai arrivate risposte".
A rendere ancora più sconcertante i numeri sulla diffusione capillare della dipendenza da giochi è proprio il fatto che non si tratta, nella maggior parte dei casi, di gioco d'azzardo clandestino, ma dei Monopoli di Stato. Di quello stesso Stato che, da una parte, cerca di porre in essere iniziative atte a scoraggiare l'abuso di giochi, dall'altro, però, è uno dei grandi beneficiari di questo business. In pratica, contribuisce a creare la “malattia”, e poi si preoccupa di fornire la cura.

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