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Studenti di cucina all'alberghiero

Studenti di cucina all'alberghiero

Verona, fare il cuoco diventa professione ambita: "Masterchef" rilancia le iscrizioni all'alberghiero

Il caso emblematico del "Berti" di Verona che a settembre vedrà aumentare nuovamente le classi. Le cause da ricercare nelle popolari trasmissioni tv di cucina e nelle possibilità di carriera. Ma i problemi esistono

Almeno cinque nuove classi. Centinaia di ragazzi. Tanto che ora sembra nascere il grattacapo di dover trovare spazio agli studenti. In controtendenza con i dati che parlano di abbandono scolastico anzitempo, gli istituti alberghieri veronesi diventano protagonisti della rinascita scolastica. Il caso del “Berti” di Chievo e Soave è un simbolo. Le iscrizioni sono aumentate via-via e hanno fatto riflettere sulle possibili sistemazioni i dirigenti scolastici e gli insegnanti. Le cause sarebbero da ricercare nel forte impulso dato da trasmissioni tv culinarie, vera e propria pubblicità per i cuochi nostrani e l’enogastronomia italiana in genere.

Si tira in ballo il popolare programma “Masterchef”, sbarcato in Italia ormai da qualche anno, inevitabilmente. Questo perché l’immagine del cuoco sembra essere stata ridimensionata. Insomma, più studenti alla “grande prova”, tra mestoli e fornelli grazie alla presa di coscienza della possibile carriera che si può intraprendere negli ambienti delle cucine professionali, unita al fattore che si tratta di un mestiere che fornisce competenze “immediatamente spendibili” nel mondo del lavoro. In pratica è uno dei pochi, se non l’unico, indirizzi in cui si può trovare ancora facilmente un’occupazione stabile. E genitori (e prossimi studenti) l’hanno capito da tempo. E’ il quarto anno consecutivo che all’alberghiero Berti sono alle prese con l’organizzazione delle iscrizioni. E con le classi, ovviamente. L’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan, aveva annunciato mesi fa l’allarme “sovraffollamento” e la carenza di insegnanti, anche nel Veronese. Il Berti deve fare i conti così con le succursali. Come in via Ca’ di Cozzi, dove hanno trovato spazio a dieci aule. Come spiega il Corriere Veneto,

 «Per l'anno prossimo ce la dovremmo fare - spiega il preside Antonio Benetti - anche perché c'è la possibilità di recuperare un paio di classi sempre a Ca' di Cozzi, ma potremmo avere problemi a partire dal 2015 se la crescita continuerà».

Una conferma arriva anche dal dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale, Stefano Quaglia. «Anche se mancano i dati definitivi - fa sapere - siamo davanti ad un'ulteriore aumento di iscrizioni negli alberghieri. Tra questi, la sede di Chievo è quella alle prese con maggiori problemi, ereditati dalla sua storia». È proprio il provveditore a parlare di «effetto Masterchef». «In questo momento - dice - l'immagine del cuoco è vincente. Non tutti i ragazzi che si iscrivono all'alberghiero, però, finiscono per fare gli chef. In tanti, ad esempio, saranno impiegati nelle ditte e nelle cucine di organizzazioni come aziende, fino all'esercito, che sono quelli che permettono un maggiore impiego».

Come immediata soluzione si potrebbe profilare la sistemazione dell’ala dell’ex sanatorio “Fracastoro”, ipotesi sperata dal preside Benetti e dall’assessore provinciale Marco Luciani, ma entrano in gioco questioni di natura economica, secondo cui il Comune, reale proprietario dell’area, sarebbe intenzionato a metterla in vendita. Una questione dunque spinosa e che potrebbe essere destinata a crescere, in seguito alle disposizioni del decreto del governo. Le Province, infatti, a breve saranno “svuotate” di competenza (tra cui quella sulle scuole e all’istruzione, una delle principali) per demandare l’amministrazione ai Comuni. Intanto, come riporta il quotidiano locale, Luciani avrebbe già provveduto a scrivere una lettera destinata a Palazzo Barbieri, nella quale si richiede un approfondimento sul caso Fracastoro-istituto Berti per scongiurarne la messa in vendita.

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