Cronaca Arcole / Via Padovana

Morto a 33 anni nell'esplosione nella ditta di Arcole. Zaia: "Non si può morire sul posto di lavoro"

Si chiamava Angelo Ruggeri l'operaio residente a San Bonifacio deceduto nella deflagrazione della cisterna che stava riparando con un collega. Il governatore del Veneto:"Voglio esprimere il mio profondo cordoglio"

Si chiamava Angelo Ruggeri l'operaio di 33 anni che nel pomeriggio di ieri è morto per un incidente sul lavoro ad Arcole. Il fatto si è verificato nel capannone della filiale della Menci, un'azienda toscana con sede a Castel Fiorentino che produce semirimorchi di vario tipo, situata al confine con San Bonifacio lungo la via Padovana nelle ex Officine Crestani. Questa ditta inoltre si occupa anche della manutenzione di semirimocrchi, tra cui cisterne dedite al trasporto di liquidi e combustibili.
In paese i più pensavano addirittura che dentro lo stabile non lavorasse più nessuno da quando le Officine Crestani avevano chiuso e il botto di ieri ha fatto inizialmente pensare all'episodio della scorsa settimana, quando i due caccia che avevano oltrepassato la barriera del suono hanno fatto tremare le porte e le finestre della provincia. Increduli quindi gli abitanti quando la notizia si è sparsa: un uomo è deceduto in seguito allo scoppio di una cisterna. 
Sul posto per le indagini sono giunti carabinieri di San Bonifacio coordinati dal capitano Sergio Vilona. Sono ancora da accertare appieno le cause ma diventa sempre più probabile la prima ipotesi fatta: il 33enne e il suo collega, rimasto poi ustionato stavano lavorando sulla cisterna, all'interno della quale erano presenti dei vapori di sostanza combustibile, come la benzina, che sono entrati a contatto con un innesco, probabilmente una saldatrice o comunque uno strumento simile utilizzato per eseguire le riparazioni. Vigili del fuoco e Spisal intanto stanno lavorando per accertare tutte le cause. 
Fatto sta che la violenza dell'esplosione ha letteralmente squarciato la cisterna nella parte anteriore e provocato uno spostamento d'aria che ha divelto un pesante portone di cinque metri posto sul retro, mandato in frantumi i vetri della struttura e danneggiato anche la copertura. In questa situazione devastante, nessuno degli altri operai è rimasto ferito e, nonostante il forte shock, sono corsi in aiuto dei colleghi travolti. Sul posto sono giunte le ambulanze e l'elicottero di Verona Emergenza ma per Ruggeri non c'era più nulla da fare, mentre l'amico è stato trasportato all'ospedale di San Bonifacio. 
La salma è stata tarsferita alle celle mortuarie nel tardo pomeriggio, 
dove attende la decisione del magistrato per l'eventuale autopsia. 
Intanto il capannone è stato messo in sicurezza ma l'attività non potrà riprendere fino a quando non verranno rimosse le parti pericolanti. 

“Il dolore è tanto perché non si può morire sul posto di lavoro. In questa giornata triste per il Veneto voglio esprimere il mio profondo cordoglio per la morte di questo ragazzo di 26 anni e far sentire la mia vicinanza, sicuro di interpretare il sentimento di tutti i veneti, anche alla famiglia di questo giovane che se ne è andato troppo presto”. Queste le parole della Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, esprime il suo profondo cordoglio per l’esplosione presso le officine Crestani, in provincia di Verona.
“Nelle nostre comunità il lavoro è un valore, da sempre, radicato con forza. La laboriosità è un tratto che i veneti hanno nel dna e con cui hanno un rapporto speciale. Per questo le tragedie come quelle di oggi tracciano una ferita profonda e ci lasciano attoniti e senza parole”.
“Sono certo – conclude il Presidente - che gli inquirenti faranno tutti gli accertamenti del caso per capire cosa è successo e soprattutto seguirò personalmente il decorso ospedaliero dell’altro operaio coinvolto nell’incidente”.

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