Verona, escalation di incidenti in corso Milano: appello per la sicurezza dei pedoni e gli altri punti critici

Residenti e negozianti confessano: "Hanno tolto i semafori e nel rettilineo alcuni pensano di non doversi fermare mai". Il limite dei 50 orari sarebbe solo sui segnali. Cinque incidenti, alcuni molto gravi, in poco più di un mese

La rotatoria costruita da poco in corso Milano-Croce Bianca

Una delle “arterie” di Verona rischia ora l’emorragia. Corso Milano entra di prepotenza nel dibattito pubblico a seguito della serie di incidenti che in pochi giorni hanno fatto scattare i soccorsi: almeno cinque gravi, che hanno coinvolto altrettanti pedoni che stavano attraversando le strisce, in poco più che un mese. L’ultimo caso è avvenuto martedì scorso, vicino al supermercato “Rossetto”, quando all’ora di punta una ragazza di 16 anni è stata falciata da un’auto. E’ finita all’ospedale nel reparto di Terapia intensiva e la prognosi rimane tutt’ora riservata. Sotto esame, da parte di cittadini, residenti e amministrazione comunale, ci sarebbe l’ultimo tratto di strada, quello in direzione Croce Bianca, che si restringe da due a una corsia per senso di marcia con dovere di dare la precedenza ai pedoni. Ma proprio il rettilineo, lungo 400 metri, si presta maggiormente a fare da “pista” alle auto e alle moto. E i 50 chilometri orari di limite obbligatorio rimangono stampati solo sui segnali. Così negozianti e residenti si interrogano sulla pericolosità della strada. Come spiega L’Arena,

 «Io arrivo da Borgo Venezia. Ma quest'ultimo tratto del corso, secondo me, è il più pericoloso e quello cui presto maggior attenzione», commenta Sira Rossetti, che lavora nel negozio di telefonia davanti alle strisce dov'è avvenuto l'ultimo investimento. «Gli incidenti sono all'ordine del giorno. Spesso scontri lievi, per fortuna. Ma si vive in un clima di continua tensione». «Da quando sul corso sono stati tolti tutti i semafori, gli automobilisti hanno l'illusione di poter guidare senza fermarsi mai. Non rispettano né la precedenza alle rotonde né gli attraversamenti», aggiunge la residente Marta Bussola. «Mio figlio, in motorino, si è visto tagliare la strada da un'auto in uno di questi rondò».

Alcuni hanno ribattezzato corso Milano «tangenziale Mazzini», perché il massiccio flusso d'auto si mescola all'alta presenza di persone a piedi. E c'è chi addita proprio il comportamento troppo disinvolto dei pedoni, quasi camminassero nella via dello shopping: «Spesso si buttano in strada come se le strisce fossero una garanzia di incolumità», critica Olga, barista sul corso. «Ci vuole più buonsenso da parte di tutti», aggiunge Gianni, un residente.

Intanto, se in terza Circoscrizione si prevede un dibattito pubblico il 27 marzo sulla sicurezza e le problematiche da affrontare per la viabilità, il Pd si è già espresso a poche ore dall’ultimo drammatico incidente annunciando una domanda d’attualità nel Consiglio comunale imminente e accusando l’amministrazione di aver tolto spazi alla mobilità ciclistica e pedonale per favorire quella del traffico privato. Annuncia battaglia anche il Movimento 5 Stelle, che ha pronta una mozione per la sicurezza di corso Milano.

Altri punti delicati della città, segnalati direttamente dal comandante della polizia municipale, Luigi Altamura, sono l’attraversamento pedonale all’imbocco di corso Porta Nuova, quello in via Dal Cero e via Città di Nimes. Problemi anche a precedenze a attraversamenti pedonali poco sicuri come in corrispondenza delle rotatorie di Porta Palio, in via Maroncelli e piazzetta Pradaval.

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