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Verona, derivati e costi "occulti" addebitati al Comune: si raggiunge l'accordo con Merrill Lynch

"Intesa completamente soddisfacente per entrambe le parti, che eviterà lunghi e costosi giudizi e che consente di proseguire nel rapporto di collaborazione". A fine maggio 2013 l'amministrazione aveva già raggiunto un accordo con Unicredit

Il Comune di Verona e la banca d'investimento Merrill Lynch hanno chiuso "con reciproca soddisfazione" le controversie relative a due contratti in strumenti finanziari derivati stipulati nel 2006 e nel 2007 in connessione all’emissione di obbligazioni effettuata all’epoca dal Comune. Le parti, senza però riconoscimento di responsabilità alcuna, hanno "raggiunto - spiega una nota di Palazzo Barbieri - un accordo completamente soddisfacente per entrambe le parti che eviterà lunghi e costosi giudizi e che consente di proseguire nel rapporto di collaborazione". L'accordo, a quanto pare, tiene in piedi il derivato stipulato ma riconoscerebbe al Comune una buona parte dei costi "occulti" denunciati. Si mormora di una cifra che si aggira tra i 5 e i 6 milioni di euro.

A fine maggio 2013 l'amministrazione aveva già raggiunto un accordo extra giudiziale con Unicredit, l'altra banca coinvolta nella causa sui derivati, stipulati su un prestito di 43 milioni di euro. Sindaco e assessori, ad agosto dello stesso anno, avevano deciso di procedere in "autotutela" per non pagare i 213 milioni di euro in essere tra il Comune e Merrill Lynch. In base alla legge accade che un ente pubblico possa annullare un contratto che possa materialmente danneggiarlo. Come appunto ritenuto nel caso degli accordi con l'istituto di credito newyorchese.

In pratica il Comune era ricorso a prestiti per 213 milioni da Merrill Lynch che sarebbero stati saldati, annualmente con 7,2 milioni, nel 2026. "Sussiste un interesse pubblico all'annullamento dei contratti – aveva dichiarato l'assessore alle Finanza, Pier Luigi Paloschi – in quanto l’operazione derivati, nel suo complesso, produce un illegittimo esborso finanziario da parte del Comune di Verona". La decisione di Giunta aveva portato a mettere da parte la cifra necessaria e residua fino alla data di scadenza. Ma per altri 13 anni Palazzo Barbieri non avrebbe tirato fuori più un centesimo.

LA VICENDA E IL BLITZ DELLA GDF - "Oltre quindici milioni di euro": a tanto ammonterebbe l'illecito profitto fruttato ai danni del Comune, che nel corso degli anni ha stipulato contratti derivati per oltre 256 milioni euro (compresi quelli su Unicredit, quindi). Le indagini, svolte dalla guardia di finanza di Verona e coordinate dalla Procura, avevano portato al sequestro preventivo del denaro nella sede della "Merrill Lynch Lpd" a Milano.

Secondo l’ipotesi investigativa delle Fiamme Gialle, la banca d’affari avrebbe dolosamente indotto l’Ente a ristrutturare il debito comunale con la sottoscrizione di derivati (swap), per oltre 256 milioni di euro, omettendo di indicare commissioni occulte per oltre 15 milioni di euro, facendo così venir meno al Comune di Verona le condizioni di convenienza economica dell’intera operazione finanziaria.

Tre funzionari dell’istituto di credito internazionale erano stati indagati per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico.

"Si è trattato di un’iniziativa di questa amministrazione, lunga e complessa perché i contratti stipulati dalla precedente Giunta con Merrill Lynch erano regolati dal diritto inglese, quindi con procedure estremamente complicate" aveva commentato il sindaco Flavio Tosi, dopo l'operazione della Finanza. Il sindaco, ad ottobre 2013, si era anche detto "aperto alla soluzione extra giudiziale. Noi vogliamo l’interesse della comunità e l’interesse della comunità è recuperare queste somme”. La Procura, alla luce dell'accordo tra l'istituto d'affari e il Comune, ha sbloccato i 15 milioni sequestrati. Il caso, quindi, è chiuso.

L'OPERAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA DI VERONA SU MERRILL LYNCH

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