Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca Via Scuola Agraria

Verona, "delinquente" e "barbone" al preside della figlia: gli afferra la testa e gli rompe gli occhiali

Condannata madre di 50 anni. Sospettava che la sua bimba, affetta da alcune patologie mentali, non fosse adeguatamente “considerata” in quella scuola e aveva deciso di affrontare insegnanti e dirigente. A parole e con i fatti

Sospettava che la sua bimba non fosse adeguatamente “considerata” in quella scuola e aveva deciso di affrontare il preside. A parole e con i fatti. Tanto che durante la discussione animata era arrivato al punto di prendergli la testa e stringergliela fino a rompergli gli occhiali. Il tutto condito da parole come “delinquente”, “barbone”, “protetto di Stato”. Per questo una madre 50enne, di origine croata, è stata condannata a pagare 550 euro di multa e al risarcimento danni di 1500 euro, più le spese legali. Una reazione violenta, quella della signora, che era seguita ad altri episodi “di disturbo”, come l’aver interrotto più volte il corso delle lezioni per entrare in classe e il blocco delle auto del personale scolastico nel parcheggio interno.

Tutto per “far capire” al dirigente scolastico di trattare con più riguardo la figlia, sorella di altri quattro bimbi della donna. La bimba, affetta da idrocefalia ed epilessia, con un lieve ritardo mentale e incontinente, secondo lei doveva essere trattata come una bambina “normale”. Era però seguita quotidianamente da un insegnante di sostegno e da un’operatore socio-sanitario che si occupava tra l’altro di cambiarla. La scuola aveva messo a disposizione anche uno specialista neuropsichiatra infantile. Secondo la madre, però, veniva “maltrattata” ed era passata così a vari colloqui con insegnanti e preside, finendo le sue pressanti richieste con le mani. L’episodio risale al 15 settembre 2008 e, come spiega L’Arena,  

dopo averlo offeso gli afferrò la testa e strinse così violentemente da rompere gli occhiali. Due settimane dopo ritornò a scuola e lo apostrofò in malo modo dicendogli che era un «pazzo, un delinquente» e che doveva andarsene. Poi lo denunciò per maltrattamenti (denuncia poi archiviata, ndr), lui invece la fece per minacce e danneggiamento.

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