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Verona, Curva Sud chiusa per "cori razzisti": "Siamo incazzati. Andremo a Roma per la verità"

Il direttore generale della società gialloblù: "Ci sono di mezzo una società, una tifoseria, oltre 220 operatori degli organi d'informazione e 600 steward per una sfida che in campo è stata uno spettacolo. Chi ci ripaga?"

"Noi tutti stiamo vivendo un momento di grandissima tristezza e incazzatura. Abbiamo iniziato un percorso difficile, pieno di insidie e complicazioni. Piano piano siamo arrivati dove altri non sono riusciti. Un obiettivo l'abbiamo subito raggiunto, e qui colgo l'occasione per ringraziare il Milan. Nel calcio che divide, in un'occasione di questo tipo che si parla di un argomento serio, profondo e sentito ma che non deve essere demagogico, due società che hanno avuto in passato battaglie sportive, dialettiche e di campo si sono unite per dimostrare di volere la verità. Noi pretendiamo la verità, non vogliamo che venga insabbiato qualcosa che non è esistito". Parla con amarezza e pacatezza il direttore generale dell'Hellas Verona, Giovanni Gardini, sul tema che ha scosso il mondo gialloblù e quello sportivo in genere.

"Allo stadio, domenica, sono entrate 27mila 125 persone, e pensare che nessuno, eccetto i tre ispettori della Procura federale, abbia sentito che in quattro occasioni, considerando anche altri rapporti, 3mila persone abbiano proferito parole di contenuto discriminatorio, non è ammissibile. Ci sono di mezzo una società, una tifoseria, oltre 220 operatori degli organi d'informazione e 600 steward per una sfida che in campo è stata uno spettacolo. In quattro occasioni, per 4 comportamenti di questo tipo, è stato accusato indebitamente chi fa il proprio lavoro e chi ci mette la faccia quotidianamente, cosa che noi abbiamo sempre fatto in questi anni quando sbagliavamo, come nel caso di Piermario Morosini. Non pretendiamo le scuse, ma la verità. Pensate, 3mila persone fanno un gesto e nessuno si sente in dovere, tra gli ispettori, di avvisare le Forze dell'ordine. E noi non ci possiamo difendere, nel 2014  non possiamo utilizzare il contraddittorio per niente. Non abbiamo armi. Questo è successo a noi, ma potrebbe succedere ad altre squadre. E poi chiediamo a investitori e tifosi di venire allo stadio? Chi mi ripaga del danno? Pensiamo anche alle altre occasioni che hanno coinvolto il Milan, come nelle partite con Pro Patria e Sassuolo. Per i cori di 50 persone i calciatori si sono fermati. Qui no. Questo qualcuno me lo deve spiegare. Serve la verità, tutti noi sbagliamo ma condannare in maniera inesorabile chi fa il proprio lavoro mettendoci passione e professionalità non lo accetto.

"LE NORME NON CI PERMETTONO DI DIFENDERCI" - "Io debbo potermi difendermi, e le norme ti impediscono di farlo. Ci possono confermare la sentenza, cancellarla o richiedere un supplemento di indagine. Non so cosa è meglio, ma questa è una domanda che si deve porre tutto il calcio italiano. Non possiamo crearci situazioni di disagio, e Verona non ha fatto niente per meritarsi tutto ciò. L'anno scorso allo stadio Bentegodi sono entrate 400mila e, escludendo alcune criticità nella prima giornata, non è mai successo nulla. Grazie a tutti i tifosi, e sto parlando appunto di tifoseria, non di delinquenti. Quelli non ci appartengono. Abbiamo il dovere di dire la verità, che è una cosa assoluta, oggettiva. I cori non ci sono stati, nessuno si è accorto di questo".

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COSA SUCCEDERA' - Venerdì la società Hellas sarà a Roma, dove verrà discusso il ricorso. E le opzioni sono tre. O la squalifica verrà confermata, o verrà cancellata o altrimenti si richiederà un supplemento di indagine. "Noi porteremo tutto quello che abbiamo elaborato - ha spiegato Gardini -. C'è la possibilità di difendersi ma è come farlo in una lotta fra kalašnikov e cerbottane. Cosa faremo se la squalifica sarà confermata? Abbiamo in mente delle iniziative, ma vogliamo pensare che alla fine la verità prenderà il sopravvento. Andremo a Roma con l'audio certificato per dimostrare che non è stato manipolato e vogliamo trasferire principi per approfondire tutto quello che è successo. Noi vogliamo la verità, perché secondo me era già da sottolineare quanto successo lo scorso gennaio con il Napoli. E quando vieni accusato di due cose non fatte in due situazioni diverse, è importante. Conosciamo la partecipazione dei tifosi in casa, noi siamo una delle squadre la cui presenza in tivù in determinati orari è richiesta, quindi pensate un po' a certe cose". 

A NAPOLI - Per motivi di ordine pubblico la trasferta a Napoli è stata vietata ai tifosi provenienti dal Veneto. Anche qui Gardini ha qualcosa da dire: "E' una decisione sulla quale non possiamo intervenire. Hanno vietato la trasferta a noi e poi alla Roma, questo giustifica la morte della Tessera del Tifoso. Il San Paolo ha problemi considerevoli, e le normative richieste per giocare in Europa, come la mancanza di barriere, sono diverse da quelle italiane".

LE DICHIARAZIONI DEL DIRETTORE GENERALE HELLAS, GARDINI

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