Cronaca Centro storico / Piazza Brà

Verona, Tosi non "scarica" l'amico Vito: "Ha affrontato un processo. La sua parola contro un'altra"

Il sindaco di Verona commenta la sentenza di condanna dell'ex braccio destro in Comune mentre si trova in Procura per la benedizione del presepe: "Sono dispiaciuto. Spero che in appello la sentenza venga ribaltata"

“Il giudice ha ritenuto più credibile le accuse dell’imprenditore”. Le parole del sindaco di Verona, Flavio Tosi, in merito alla condanna di Vito Giacino, già assessore all’Urbanistica, esprimono comunque vicinanza al suo ex braccio destro nonché ex vicesindaco. Tosi, per una coincidenza, ha commentato la notizia mentre si trovava nel Palazzo di Giustizia che ospita anche la Procura della Repubblica. Si trova lì in vesti istituzionali, poiché stava presenziando alla benedizione del presepe che da anni viene installato sotto Natale, per volontà del procuratore capo Mario Giulio Schinaia.

Il sindaco si è detto, così, “dispiaciuto” per la sentenza che oltre a Giacino (5 anni per concussione) ha interessato anche l’avvocato Alessandra Lodi, moglie dell’ex vice (condannata a 4 anni). Secondo Tosi però bisogna attendere la sentenza definitiva. “Fino ad allora tutti vanno considerati innocenti”. Perché secondo Tosi c’è comunque il fatto di “una parola contro un’altra”: quella dell’imprenditore Alessandro Leardini che ai due avrebbe versato 600mila euro per il disbrigo di alcune pratiche edilizie, alcune delle quali sotto forma di consulenze “mascherate”. Tangenti, in poche parole. Tosi non ha “scaricato” l’amico Vito nemmeno nel giorno della sua condanna. Fin da subito, ovvero da quando era stato arrestato, a febbraio, gli aveva garantito “piena solidarietà”. Questo anche perché Giacino ha dimostrato coraggio nell’affrontare un processo, proprio per dimostrare la sua innocenza. In primo grado non gli è andata bene ma nemmeno ha patteggiato. Si vedrà dunque in appello. L’auspicio del sindaco è che il suo ex vice riesca a ribaltare la sentenza. Poi ha ribadito che si tratta di accuse arrivate da una sola parte, quella di Leardini. “Ce ne fossero stati di più ad accusarlo lo scenario potrebbe risultare diverso”, avrebbe commentato Tosi. “Ma è la parola di uno contro l’altro e di quelle dazioni di denaro non ci sono prove”. Per quei 600mila euro lo stesso costruttore è finito nei guai. Il 10 febbraio 2015 dovrà presentarsi dal giudice per sostenere il processo per “nuova” concussione.

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