Verona, ciclo dei rifiuti, sequestri, discariche abusive: in città e provincia l'Sos. Decine di casi

Raccolte in un libro tutte le vicissitudini da tenere d'occhio secondo Legambiente e l'Osservatorio Ecomafie. Da Pescantina a San Martino Buon Albergo, fino a Zevio e Cadidavid. E poi la corruzione e i conflitti d'interessi

Una discarica abusiva scoperta dalla guardia di finanza a Verona

Una commissione parlamentare era già entrata a Pescantina e non era emerso nulla di buono. Decine di metri di percolato nel territorio della “bomba ecologica” di Ca’ Filissine, fanno ancora temere per inquinamento delle falde. Pochi giorni prima di quel sopralluogo, a fine ottobre, la polizia aveva sequestrato un’ampia area nella zona di una fornace a Ronco all’Adige. Sottosuolo erano stati ritrovati quintali di rifiuti considerati tossici che provenivano dagli scarti di lavorazione ferrose e dell’edilizia. E poi ancora discariche abusive in città e le indagini sulle commissioni ambientali della Regione Veneto che portano fino a Verona. Di questo e molto altro si parla nel “Libro bianco su rifiuti e illegalià in Veneto”, presentato da Legambiente e dall’Osservatorio Ecomafie di Venezia. Il Corriere di Verona spiega così che sono tanti i punti “neri” in cui la provincia è coinvolta.

Si parte dall’arresto, a gennaio 2014, dei dirigenti della Daneco su disposizione della Procura di Milano. Le accuse erano andate dalla truffa aggravata alla corruzione fino al traffico illecito di rifiuti. La Daneco non è altro che la società che gestisce la discarica di Pescantina che dal 2006 è sotto sequestro. La ditta lombarda aveva previsto un ampliamento dell’area di conferimento rifiuti mediante bonifica che solo con comitati di cittadini e Legambiente era stata evitata. A Ca Filissine si cercano ancora responsabilità sulla situazione percolato (che ha raggiunto i 36 metri di profondità, stando alle ultime rilevazioni).

COMMISSIONE PARLAMENTARE - "Le autorità - aveva il presidente della commissione parlamentare d'inchiesta, Alessandro Bratti, arrivando nel veronese per i sopralluoghi di ottobre - ci hanno spiegato che non c’è un'infiltrazione della criminalità mafiosa nelle tre province analizzate. Non c’è dubbio, però, che in Veneto ci troviamo di fronte ad una patologia organizzata, con alcuni aspetti da approfondire che toccano anche una parte dell'amministrazione pubblica. Abbiamo anche riscontrato alcuni episodi di presunta intimidazione nella provincia di Belluno che meritano un supplemento d'indagine". Anche su Ca’ del Bue, in particolare, erano stati puntati i riflettori. Giudicato “non virtuoso” poiché l’impianto si è fermato dopo un paio d’anni a fronte di investimenti pubblici da decine di milioni di euro negli anni Ottanta. Ora è atteso l’esito sul progetto presentato da Agsm in Regione che prevede l’ammodernamento degli impianti, già dichiarati “passati”.

Il sopralluogo dei parlamentari era arrivato a pochi giorni di distanza dall'ultima discarica illecita ritrovata in provincia, nelle aree della fornace del gruppo vicentino Stabila a Ronco all'Adige, dove erano stati sepolti scarti di lavorazioni di fonderia che potenzialmente avrebbero inquinato le falde. E ancora il presunto conflitto d’interessi sulla commissione per la Valutazione di impatto ambientale, la Via regionale. Come quello che riguarda un suo componente al cui studio professionale è stata richiesta una consulenza sulla discarica di Ca’ Balestra a Valeggio sul Mincio. Un suo parere anche per l’adeguamento tecnologico della discarica di Ca’ Bianca a Zevio e per l’impianto di stoccaggio a Ca’ Vecchia, zona San Martino Buon Albergo. Tutti impianti, tra l’altro di proprietà di Adige Ambiente. Altri conflitti d’interessi su altri membri della commissione regionale riguarderebbero anche un geologo che dal 2005 è anche responsabile della discarica di Ca’ Baldassarre, sempre a Valeggio.

Era stato convalidato dal giudice a febbraio 2014 invece il sequestro di un’area di oltre 12mila metri quadri in via Cà Nova Toro, a Cadidavid. Era intervenuta la polizia municipale di Verona in quel caso per verificare una segnalazione di movimenti e lavori sospetti. Gli agenti avevano constatato che il responsabile dell’area, un 36enne veronese residente poco lontano, ne stava asportando lo strato superficiale per poi interrarlo in una buca preparata nel frattempo. Un’operazione che aveva l’obiettivo di bonificare il campo interrando ramaglie, terriccio, rifiuti vari e teli in nylon, del tipo utilizzato in agricoltura, dai quali l’area era interamente coperta. Al momento del sopralluogo erano in azione due escavatori e due mezzi d’opera, i primi per movimentare e raggruppare lo strato di terra e nylon e realizzare le buche, i secondi per asportare la ghiaia risultante dallo scavo.

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