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Verona, "chi ha tanto paga meno" ma si inverte la rotta: controlli su 500 appartamenti di pregio

Il Comune di Verona sta compiendo in queste ore verifiche incrociate su parte delle 2mila 664 abitazioni nelle categorie A4 e A5. La denuncia: "In quartieri periferici rendite catastali 4 volte superiori a chi sta in centro"

Centro storico, Valdonega, Borgo Trento, Veronetta: sono i quartieri “ambiti” in cui sono stati individuati appartamenti di pregio e le cui rendite catastali non sono esattamente in linea con quello che dovrebbero versare al Fisco. Valutazioni “vecchie” e su cui il Comune intende porre una “rinfrescata”, pareggiandola al costo effettivo che un immobile avrebbe ai tempi d’oggi, in quelle zone. Questo per due ragioni: una è sgominare i furbetti, alcuni magari inconsapevoli, che per anni hanno pagato meno di un residente in periferia; l’altra è quella di non farsi sfuggire gli introiti di Tasi, Tari e Imu, rispettivamente tasse legate servizi come illuminazione e manutenzione pubblica, per i rifiuti e per gli immobili diversi dalla prima casa.

Il Comune di Verona, partendo dalla commissione Finanza, sta compiendo in queste ore verifiche incrociate su almeno 500 abitazioni delle 2mila 664 presenti nelle categorie A4 e A5. Edifici, come spiegano i quotidiani locali, costruiti tra gli anni Trenta e Cinquanta e dalle rendite ancorate a tariffe a dir poco vantaggiose. Gli uffici municipali stanno così inviando centinaia di lettere ai cittadini con la richiesta di aggiornare i dati sugli appartamenti per procedere con la verifica delle tasse. Con gli accertamenti sarà possibile anche vedere se nel corso degli anni sono stati compiuti abusi edilizi. Coloro che non risponderanno verranno segnalati all’Agenzia del Territorio (l’ex Catasto) per i controlli più accurati. A segnalare il caso era stato il capogruppo del Partito Democratico, Michele Bertucco che ha spiegato come nelle zone di Santa Lucia e Golosine, per fare un esempio, le rendite catastali siano clamorosamente più alte delle zone centrali della città. Così si scopre che un appartamento di 145 metri quadri in centro ha una rendita quattro volte più bassa di uno da 80 metri in prossimità della Zai: Uno da 70 metri quadri in area di edilizia popolare invece pagherebbe mille euro, a fronte dei 400-500 pagati da uno che abita in zone di pregio.

Da Imu e Tasi, secondo una stima, il Comune si aspetta di incassare 105 milioni di euro (45 dalla prima e 60 dalla seconda) mentre allo Stato andranno 33 milioni, che sono parte di una percentuale dell’Imu su seconde case, negozi e uffici e altri 16 per i capannoni.

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