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Verona, cene, viaggi all'estero e consulenze "obbligate": l'imprenditore non molla le accuse su Giacino

I rapporti con l'amministrazione comunale e gli uffici Urbanistica, i contatti e gli incontri con l'ex vicesindaco. Gli incarichi alla moglie Alessandra Lodi. Si conclude la seconda fase dell'incidente probatorio

Al primo round ha confermato tutte le accuse, al secondo ha risposto anche alle domande dei difensori del suo accusato, l’ex vicesindaco di Verona, Vito Giacino. E ha raccontato quegli anni passati a rapportarsi con i vertici comunali e soprattutto con l’ex braccio destro di Tosi. L’imprenditore edile Alessandro Leardini ha di nuovo “vuotato il sacco” nella seconda fase dell’incidente probatorio, non fossero bastate le pagine di trascrizione del colloquio avuto con la Procura a novembre in cui raccontava delle tangenti versate a Giacino e alla moglie Alessandra Lodi.

Seicentomila euro almeno. Parte di questi erano stati “pagati” sottoforma di consulenze professionali alla signora, di professione avvocato. Il costruttore ha voluto ribadire i rapporti con l’ex vicesindaco: cene costose e viaggi, hotel di lusso. Per 30 volte, come spiega L’Arena, Leardini e Giacino si sarebbero mossi da Verona, alla volta di Milano o Roma, addirittura Praga. Nel capoluogo meneghino si sarebbero tenuti gli incontri in cui l’amministratore comunale avrebbe chiesto una percentuale a metro quadro sulla superficie edificabile delle aree Peep (edilizia economico-popolare) a San Michele Extra, Santa Lucia, Quinzano. Come viene riportato sul quotidiano locale,

“Duplice la finalità del viaggio a Praga: mostrare a Giacino un appartamento che avrebbe potuto diventare «oggetto di scambio» e in quell'occasione il politico gli avrebbe suggerito, in vista dell'apertura della procedura a domanda per la trasformazione di terreni in aree edificabili, di presentare domande cariche di volumetria così poteva ridurle «per dissimulare i loro accordi e le intese».

In macchina parlavano di varie cose e di rapporti con i familiari, delle «cose nostre» si discuteva all'aria aperta, senza cellulari. Ha confermato anche questo ieri l'imprenditore assistito da Nicola Avanzi e Marco Pezzotti. In un'occasione Leardini accompagnò Giacino e la moglie a Vicenza, da un alimentarista, e ha spiegato anche il tenore di un sms inviato all'avvocato Lodi. Quel «ci dobbiamo vedere per fare gli esercizi» in realtà era l'invito a incontrarsi per trattare. «Tartassato» dalle difese di Giacino e della Lodi, ha spiegato che tutto il contante di cui aveva disponibilità (almeno 450mila euro quelli dati all'ex vicesindaco) proveniva da provviste derivanti da vendite private. E quando gli è stato contestato che non risultavano vendite private ma solo societarie, ha spiegato che quel denaro lo aveva accantonato tra il 2001 e il 2002.”

E poi i rapporti con l’amministrazione comunale. Quelli più difficili con il predecessore di Giacino all’Urbanistica, l’assessore Alessandro Montagna. Con quest’ultimo Leardini “non incontrava”: all’epoca, dal 2007, Montagna era più favorevole alle cooperative edili sulle aree Peep. Il costruttore si sarebbe anche rivolto al sindaco Tosi in persona lamentando la scarsa disponibilità. Nel marzo 2010 alla poltrona dell’Urbanistica e dell’edilizia privata (nonché delle aree Peep) si siede Vito Giacino e gli accordi sarebbero stati pressoché immediati.

"HA BISOGNO DI SOLDI E DI CONTATTI": ECCO PERCHE' GIACINO RESTA IN CELLA

Infine Leardini ha confermato quanto si sapeva sulla posizione di Lodi: la moglie dell’ex vicesindaco sarebbe stata coinvolta tramite le consulenze professionali affidatele. Pratiche “reali” ma senza presunta libertà di scelta, altrimenti il costruttore si sarebbe rivolto ad altri legali. I rapporti si incrinarono definitivamente nel 2013, quando si accorse che le attività con la donna avocato non giovavano per nulla ai suoi affari. Da lì gli sarebbe nato “qualcosa dentro”, una specie di voce della coscienza che l’avrebbe spinto a raccontare tutto. La sua confessione spontanea è arrivata il 12 novembre. Il 17 dello stesso mese il vicesindaco Giacino diede le dimissioni irrevocabili a Tosi per non “gettare ombre sull’amministrazione comunale”. Dal 17 febbraio è detenuto nel carcere di Montorio. La moglie è ai domiciliari.

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