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Verona, caso Giacino verso il processo per tangenti: il Comune decide di costituirsi parte civile

La decisione verrà formalizzata durante l'udienza preliminare in cui Vito Giacino deve difendersi, assieme alla moglie Alessandra Lodi, dal reato di concussione. Alla sbarra anche l'imprenditore edile Leardini, il loro grande accusatore

Dopo il lungo susseguirsi di reazioni, l’inevitabile dibattito nell’opinione pubblica e all’interno dei palazzi scaligeri, c’è un passo ulteriore sul caso Giacino. L’amministrazione comunale ha deliberato all’unanimità che procederà in veste di “parte lesa” nel processo contro l’ex vicesindaco e assessore all’Urbanistica di Verona. La decisione verrà formalizzata durante l’udienza preliminare in cui Vito Giacino deve difendersi, assieme alla moglie Alessandra Lodi, dal reato di concussione. Alla sbarra finisce anche l’imprenditore edile veronese Alessandro Leardini, il grande accusatore ma già accusato di corruzione per aver confessato di aver versato almeno 600mila euro alla coppia per agevolare le pratiche su alcuni lotti immobiliari in città e provincia. Il Comune, insomma, sarà parte civile nel processo che riprenderà il 27 giugno prossimo. Il giudice per le udienze preliminari si troverà davanti l’accusa, sostenuta dal pm Beatrice Zanotti, e il pool di avvocati difensori e con tutta probabilità la giornata terminerà con la decisione sull’eventuale rinvio a giudizio dei tre indagati. Come spiega il Corriere Veneto,  

Aperte tutte le ipotesi invece sul fronte delle difese; in ogni caso, tutto dipende da loro: nel senso che, in linea teorica, potrebbero chiedere riti alternativi oppure, nel caso in cui fossero certi di poter smontare le accuse in aula, propendere per il rinvio a giudizio e, dunque, per il processo.

In aula dovrebbe comparire quindi anche un rappresentante del Comune che poi deciderà se chiedere un risarcimento danni (come quelli di immagine) in caso di condanna definitiva. Era stato il sindaco di Verona, Flavio Tosi, a sostenere fino all’ultimo l’amico ed ex collega di lavoro, Vito Giacino. A metà marzo, aveva precisato, all’indomani della lunga lettera-memoriale compilata dall’ex vicesindaco in carcere a Montorio, che

«da un punto di vista umano, dopo aver letto le sue parole, umanamente posso capire quello che sta provando. E chiaro che quello che scrive è quello che sente, e quindi dal punto di vista umano confermo quello che ho sempre detto. Potrei "scaricarlo", come si usa dire con una brutta parola, sarebbe la cosa più facile. Ma stiamo parlando di una persona che ha lavorato al mio fianco per sette anni e che ha fatto anche tante cose positive per la città. Adesso è aperta questa vicenda tra lui e questo imprenditore. Vedremo come finirà, le indagini sembrano essere ancora in corso e poi ci sarà il processo. Ma dal punto di vista umano - conclude Tosi - leggendo un grido di disperazione come quello che lui ha lanciato dalla sua cella, credo che non si possa restare insensibili»

"ANIMALE IN GABBIA", "VICENDA CHE SCUOTE", "SISTEMA AL CAPOLINEA":
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"HA BISOGNO DEI SUOI CONTATTI E DI TANTI SOLDI": ECCO PERCHE' GIACINO RESTA IN CELLA

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