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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Cronaca Cortile del Mercato Vecchio

Verona, il caso Giacino fino agli Interni. Il procuratore: "Avvocati veronesi sono unici a non capire"

Lo sciopero di sei giorni proclamato dai penalisti scaligeri infiamma il dibattito sul diritto alla difesa alla luce delle intercettazioni dell'ex vicesindaco Giacino: "Il capo della Procura minimizza la violazione di una legge"

La lettera è stata inviata, tra gli altri, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, alla Camera dei deputati e a quella del Senato e ovviamente al Consiglio superiore della magistratura. Ora si aggiunge la destinazione del Viminale, sede del Ministero degli Interni. Non accenna a sgonfiarsi il caso sulle intercettazioni ritenute “illegali” tra l’ex vicesindaco di Verona, Vito Giacino, la moglie Alessandra Lodi e i loro avvocati di fiducia, Filippo Vicentini e Apollinare Nicodemo. Nella missiva si riporta la decisione della Camera penale veronese (associazione che riunisce molti legali scaligeri) in merito allo sciopero dalle udienze fissato dal 30 giugno al 5 luglio. Sei giorni di astensione dalle aule per denunciare la “grave violazione” al Codice di procedura penale, in particolare dell’articolo che sancisce il divieto di intercettazione tra difensori e rispettivi assistiti. Nelle scorse ore il procuratore capo di Verona, Mario Giulio Schinaia, aveva commentato seccamente la scelta di sciopero, definendolo un comportamento da “casta”. Interpellato dalle tv locali ha rincarato la dose, alimentando il fuoco delle polemiche. Come spiega il Corriere Veneto,

«Gli avvocati di Verona - ha dichiarato il capo della procura - sono l’unica categoria in Italia che non ha ancora capito la differenza tra brogliacci e trascrizioni». Neppure la Camera penale, comunque, recede dalle proprie posizioni e si lancia all’attacco della «nota pervenuta dal procuratore, nella quale viene sostanzialmente ribadita la correttezza dell’operato della Procura nella questione delle intercettazioni telefoniche tra difensore e assistito, e le gravissime considerazioni espresse da Schinaia sul punto e riportate dagli organi di stampa». Puntano il dito senza esitazione, i penalisti, contro «le dichiarazioni del procuratore tendenti a minimizzare l’importanza del principio contenuto nell’articolo 103 se non a ritenere addirittura strumentali le nostre doglianze sulla violazione del divieto di intercettazione delle comunicazioni tra difensore e il suo assistito stabilito dalla norma in questione»

Nel mirino, tuttavia, non solo la violazione presunta del Codice di procedura sul diritto alla difesa, ma anche le offese e i commenti sarcastici che alcuni agenti di polizia giudiziaria, impiegati nell’indagine per concussione contro l’ex vicesindaco e la moglie, avrebbero riportato a margine delle trascrizioni negli ormai famigerati brogliacci. Si punta il dito contro la presunta incuranza del sostituto procuratore che coordina le indagini, Beatrice Zanotti. La Camera penale veronese ha rigettato le accuse di “casta” affermando l’importanza del rispetto del diritto di difesa in ogni fase del processo, “così come ribadito dalla Corte costituzionale recentemente e alla luce delle indebite intercettazioni del presidente Napolitano”.

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