Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Santa Lucia e Golosine / Via Fenilon

Verona, caso Giacino: il Comune farà causa a Giacino per danni dopo la sentenza definitiva

L'amministrazione di Verona si costituirà parte civile nel caso in cui l'ex vicesindaco e la moglie Alessandra Lodi saranno giudicati colpevoli dalla Corte di Cassazione per aver intascato presunte tangenti dall'imprenditore Leardini

Il Comune di Verona si costituirà parte civile per il risarcimento dei danni all'immagine contro l’ex vicesindaco, Vito Giacino, condannato in primo grado a 5 anni per le presunte tangenti che avrebbe intascato dall’imprenditore di Legnago, Alessandro Leardini. Un sentenza arrivata il 22 dicembre scorso e che punta il dito sull’ex braccio destro e assessore all’Urbanistica della giunta di Flavio Tosi. Secondo le ricostruzioni dei pm, infatti, Giacino avrebbe ricevuto circa 600mila euro per il disbrigo di alcune pratiche urbanistiche in grado di agevolare gli affari dell’imprenditore della Bassa. L’ufficio legale del Comune, tuttavia, ha precisato che citerà l’ex vicesindaco, finito ai domiciliari con la moglie Alessandra Lodi (condannata a 4 anni in primo grado), solo con sentenza passata in giudicato, ovvero dopo il pronunciamento della Corte di Cassazione, terzo grado di giudizio.

Nelle 120 pagine di motivazione della sentenza, depositate in tribunale lunedì scorso, il giudice per le udienze preliminari Giuliana Franciosi ha ricostruito che a prendere una busta contenente contante per una tangente da 300mila euro per una variante contro locazione sarebbe stata Alessandra Lodi. Spiega L'Arena che avvenne, secondo il magistrato, nel 2010 dopo una serie di incontri a Sona con Leardini. Mazzette che il vicesindaco, come l’ex moglie, hanno sempre negato di aver ricevuto e tantomeno chiesto poiché la difesa ha sempre sostenuto che l’ex vicesindaco non aveva alcuna parola in capitolo nel modificare o agevolare le pratiche che servivano all’imprenditore dato che sarebbe stato tutto in capo alla Regione. Una linea rigettata dal giudice che ha specificato come il ruolo del Comune fosse “centrale” per edificare dopo il riconoscimento della pubblica utilità dell’iniziativa di costruzione nell’area del Fenilon, al Pestrino e a Santa Lucia. Sempre secondo le motivazioni del gup, Giacino avrebbe consigliato Leardini di non comparire nelle proposte direttamente con il suo nome ma di utilizzare alcune società per non essere “troppo visibile” nei rapporti con l’amministrazione comunale. L’ex vicesindaco, per “fare andare avanti le pratiche”, ribadisce il magistrato, avrebbe chiesto 12 euro al metro quadro. Una richiesta su cui si sarebbe poi trovato un accordo per non pagare la cifra su tutti i metri quadrati edificabili e non solo sulla parte di terreno da tenere vincolato in locazione a tasso agevolato.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Verona, caso Giacino: il Comune farà causa a Giacino per danni dopo la sentenza definitiva

VeronaSera è in caricamento