Cronaca Centro storico / Corso Porta Nuova

Si spalancano le porte del carcere per Cangiano il rapinatore seriale delle banche

Un'indagine lunga e complessa quella compiuta dai carabinieri, che però alla fine ha portato all'arresto dell'imprenditore di Caserta, colto in flagranza di reato. Sette le rapine eseguite dall'uomo, quattro a Verona e tre a Vicenza, che gli hanno fruttato in tutto un bottino di circa 39000 euro

Il cerchio investigativo si è definitivamente chiuso con l’emissione da parte del G.I.P. del tribunale di Verona, Dott.sa Giuliana Franciosi, su richiesta del P.M., Dott.ssa Beatrice Zanotti, di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Carlo Cangiano, il 45enne titolare di una piccola azienda di lavori elettrici della provincia di Caserta, arrestato 16 ottobre dello scorso anno dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Legnago e della Stazione di Illasi, subito dopo aver portato a termine la terza rapina a danno dell’Agenzia di Cazzano di Tramigna (VR) della Banca Popolare di Verona, che aveva fruttato un bottino di circa 4.700 euro.

Alla notifica della nuova ordinanza hanno provveduto, martedì scorso, gli uomini dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Legnago presso la Casa Circondariale di Montorio, dove Cangiano è detenuto, così come avevano fatto lo scorso 29 ottobre per un analogo provvedimento emesso dal Tribunale di Vicenza. L’attività d’indagine prese l’avvio dopo la rapina perpetrata ai danni della filiale di Roverchiara (VR) della Banca Popolare di Verona: era il 9 maggio quando un individuo a volto scoperto entrò nell’agenzia dove si trovava una sola impiegata. L’uomo, calmo e deciso, la minacciò con un taglierino, facendosi consegnare il denaro presente in cassa, circa 3.900 euro, e poi si allontanò a piedi sparendo nel nulla.

Iniziarono subito gli accertamenti, un accurato sopralluogo sulla scena del crimine permise di evidenziare delle impronte digitali utili. Vennero visionate le telecamere di sorveglianza presenti nel territorio, quelle dalla banca erano inattive. Passarono pochi giorni, siamo al 17 giugno, e il rapinatore solitario tornò a colpire: sempre la Banca Popolare di Verona, sempre una sola impiegata, questa volta l’obiettivo fu la filiale di Custoza (VR), le modalità erano sovrapponibili: il malvivente entra a volto scoperto, tranquillo, sicuro, minaccia la donna con il solito taglierino, il bottino è di 7.000 euro, esce e a piedi e sparisce. Anche qui vennero raccolti elementi utili grazie al sopralluogo da parte dei Carabinieri di Villafranca ed alle riprese del sistema di sicurezza. Si arrivò al 19 luglio e fu la volta dell’agenzia di Via Terranegra di Legnago, tutto si ripeté come seguendo un rituale. Stessa banca, il bottino fu di 5.000 euro e la minaccia, questa volta, venne posta in essere con una pistola. I rilievi effettuati nell’immediatezza consentirono di isolare altre impronte digitali, il sistema di videosorveglianza interno era però, purtroppo, inattivo. Ma i militari del Nucleo Operativo di Legnago non si diedero per vinti, “vivisezionarono” le riprese delle telecamere attive nel territorio comunale e sentirono numerose persone. Il lavoro fu veramente certosino ed encomiabile, vennero passate al setaccio e sviluppate centinaia di targhe ed informazioni ricevute. Si cominciarono ad estrapolare alcuni veicoli su cui si concentrano gli accertamenti e dopo molteplici scremature le indagini si focalizzarono su un’autovettura Peugeot 206, intestata ad un uomo della provincia di Caserta, incensurato, non emersero però particolari che lo legavano a Legnago, se non il fatto che dal 2004, per lavoro, aveva risieduto per circa sei anni nel comune di Veronella. Venne acquisita una foto del soggetto, fin da subito si evidenziarono dei riscontri con le descrizioni fornite dagli impiegati rapinati e gli stessi investigatori notarono una palese somiglianza con il rapinatore ripreso dal sistema di sorveglianza dell’istituto di credito di Custoza. Vennero predisposti gli album per procedere agli eventuali riconoscimenti.

Subito arrivarono i primi riscontri positivi, riguardavano le rapine di Roverchiara e Terranegra. Gli uomini dell’Aliquota Operativa del Radiomobile di Legnago si coordinarono con la Dott.ssa Zanotti, per le rapine commesse in provincia di Verona, e con il Dottor Pecori, per alcune, nel frattempo emerse, perpetrate nella provincia di Vicenza. In pochi giorni vennero effettuate le ricognizioni fotografiche anche presso le altre banche visitate con lo stesso modus operandi. Quattro in provincia di Verona: Cazzano di Tramigna, Mezzane di Sotto, San Bonifacio e Custoza, oltre alle già citate Roverchiara e Terranegra. Tre in provincia di Vicenza: Arzignano, Crespadoro e Nogarole Vicentino, nelle ultime due il reato non era stato consumato per la reazione dell’impiegata che, itinerante, aveva riconosciuto il malvivente, dal quale era stata già rapinata mentre si trovava presso l’agenzia di Arzignano.

L'indagine è stata molto complicata, i movimenti del Cangiano non erano assolutamente prevedibili, né è stato facile capire dove poteva andare a colpire. Partirono anche delle indagini tecniche da cui si evinse che l’uomo, per l’attività di piccolo imprenditore che svolgeva, passava dei lunghi periodi in provincia di Forlì. E’ stato difficile anche localizzare con esattezza il soggetto, per questo, seguendo anche un calcolo statistico ed una previsione strategica, vennero predisposti numerosi servizi preventivi in determinati periodi, giorni ed orari. Il 16 ottobre il Cangiano tornò ad agire e per l’ennesima volta scelse l’agenzia di Cazzano di Tramigna della Banca Popolare di Verona, mai cliente fu più affezionato; solite modalità, questa volta risultate, però, fatali: alcune persone del posto, insospettite dei suoi movimenti, avvisarono il 112 e i servizi predisposti riuscirono a cogliere il rapinatore quasi in flagranza. Come noto, subito dopo la rapina, venne localizzato dai militari del Norm di Legnago e della Stazione di Illasi, tentò una fuga, speronando un mezzo dell’Arma, ma dopo poco tempo venne scoperto ed arrestato nei boschi appena fuori dal centro abitato di Cazzano. All’arresto seguirono i rilievi foto dattiloscopici e di conseguenza emersero anche i riscontri delle impronte che gli uomini del polo di dattiloscopia della Sezione Investigazioni Scientifiche del Nucleo Investigativo scaligero avevano già evidenziato e comparato con quelle raccolte nel corso dei soppralluoghi effettuati nei luoghi delle rapine di cui sopra. Termina così l’attività di rapinatore “seriale e trasfertista” del Cangiano, che, nel complesso dei fatti a lui riconducibili, ha “prelevato” circa 39.000 euro.

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