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Verona, caos da tasse da pagare. Il Comune alle prese con la Tasi e da Roma sempre meno soldi

Al vaglio c'è il calcolo della quota. Dall'assessorato alle Politiche fiscali si fa sapere che c'è la possibilità di tenere l'aliquota al massimo, al 2,5 per mille, al quale aggiungere lo 0,8 sulla prima casa

A Verona la Tasi, nuova tassa suoi servizi indivisibili, è ancora in alto mare. Di sicuro si pagherà, ci mancherebbe, ma non si sa quanto. L’Irpef (imposta sul reddito personale) invece è già al massimo, lo 0,8 percento e si pagherà la stessa quota anche nel 2014. Non dovranno sborsare un cent solo coloro con un reddito fino ai 10mila euro all’anno. L’aliquota addizionale Irpef, nel corso di un anno, avrebbe subito a Verona uno scatto dello 0,3%. Nel 2012, come ha spiegato una recente analisi de Il Sole 24-Ore, era infatti allo 0,5 e aveva fruttato 22 milioni di euro al Comune e 30 milioni nel 2013. La Tasi mira a far contribuire i cittadini su spese come arredo urbano, manutenzione strade, fognature e tubature acqua e illuminazione pubblica. E una delle tre componenti della Iuc, imposta comunale unica, che racchiude l’Imu sulla casa e i fabbricati, la Tari, che è la componente sui rifiuti e appunto la Tasi. Come spiega L’Arena,


Dopo l'«annus horribilis» 2013, con l'aggiunta della quota statale della Tares per i servizi indivisibili e la coda della mini-Imu pagata dai veronesi che hanno dovuto calcolarsela da soli, ora l'Amministrazione comunale è al bivio sull'aliquota della Tasi, che va pagata su tutti gli immobili.

Va precisato anzitutto che sulle aliquote della Tasi i Comuni possono muoversi a tal punto in autonomia che in teoria potrebbero anche scegliere di azzerarla, quindi di non applicarla, e di agire soltanto sulle aliquote dell'Imu. In ogni caso, l'aliquota minima della Tasi è dell'1 per mille, quella massima del 2,5 per mille. Da aggiungere che, come spiegano in Comune, in seguito al cosiddetto decreto «Salva-Roma», è possibile aumentare la Tasi dello 0,8 per mille e si può decidere se riferirla alla prima abitazione (quindi alla rendita catastale degli immobili) o su tutti gli altri immobili. Questa è una decisione che spetterà all'Amministrazione.

Al vaglio del Comune, quindi, c'è il calcolo della quota da pagare. Dall'assessorato alle Politiche fiscali e bilancio del Comune si fa sapere che c'è la possibilità di tenere l'aliquota Tasi al massimo, ovvero al 2,5 per mille, al quale aggiungere lo 0,8 sulla prima casa. Poi però bisognerebbe impostare un calcolo tra la differenza tra la nuova quota da pagare e la vecchia Imu. A conti fatti era meglio tenere l'Imu.

Nel bilancio 2013 stilato in Comune, sono entrati i soldi derivanti dal pagamento dell’Imu per seconde case ed edifici industriali per 120 milioni di euro. Otto di questi sono ritornati allo Stato dopo la riduzione da 33 a 25 milioni di euro del Fondo di solidarietà.

IMU E TASI, IL COMUNE DIRADA OGNI DUBBIO: ECCO LE SCADENZE DELLE TASSE

"GETTITO RESTI QUI" - Intanto anche nelle altre grandi città del Veneto sembra che la questione "tasse" sia all'ordine del giorno. “Lo sostengo quantomeno dal maggio dell’anno scorso: invece di farci fare capriole finanziarie con i trasferimenti, meglio sarebbe che lo Stato ci lasciasse il solo gettito delle tasse comunali. Per questo sono lieto che gli altri colleghi sindaci del Veneto siano d’accordo con me e sono ovviamente disposto a fare causa comune con chiunque sostenga attivamente questa proposta”. Questo il commento del sindaco Flavio Tosi all’appello dei sindaci delle città capoluogo del Veneto al premier Matteo Renzi, per una svolta in materia di autonomia e responsabilità finanziaria degli enti locali. “Questa proposta servirebbe, inoltre, a evitare che i Comuni che sperperano danaro pubblico possano continuare a sprecare, perché oggi ci sono Comuni che ricevono trasferimenti pro-capite 4 o 5 volte superiori a quelli che riceve il Comune di Verona. Se nelle casse restasse il solo gettito delle tasse comunali, tutto ciò non potrebbe più accadere”.  

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