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Verona, ticket al Pronto Soccorso, Cgil: "Assurdo doversi rivolgere al medico di base"

Non si ferma la bufera sull'aumento esponenziale di codici bianchi nei Pronto Soccorso del Veneto, ai quali viene applicato il pagamento di un cospicuo ticket sanitario. Ora intervengono anche i sindacati

Non si placa la polemica sul pagamento del ticket sanitario nei Pronto Soccorso del Veneto. L'assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, ha ribadito che il pagamento del ticket sanitario non è stato imposto dalla Regione, ma l'installazione di questo software che convertirebbe automaticamente i codici verdi in codici bianchi, tranne per alcune eccezioni, al momento della dimissione, sarebbe stato invece elaborato dal Veneto.

Ora sulla questione interviene anche la segretaria della Funzione pubblica della Cgil veronese, Sonia Tedesco, che chiede di sospendere la delibera regionale che ha introdotto l'utilizzo di questo software. Come si legge su L'Arena, per la Tedesco sarebbe assurda la proposta dell'assessore Coletto di rivolgersi prima al medico di base: "In questi giorni gli esempi di cittadini arrivati in pronto soccorso e costretti a pagare all'uscita sono centinaia. Ma sembra che l'unica soluzione proposta dall'assessore alla sanità Luca Coletto ai cittadini è quella di rivolgersi al proprio medico di base riunito, assieme ad altri medici, nelle cosiddette medicine integrate. Ora, che la risposta al ragazzo di 17 anni caduto da un motorino sia quella che lo stesso anziché al pronto soccorso sarebbe dovuto essere accompagnato nell'ambulatorio del medico di base, grida vendetta solo a sentirlo. E come il medico di base avrebbe potuto fare la diagnosi di assenza o presenza di fratture, con i tarocchi? Molto probabilmente lo avrebbe spedito diretto al pronto soccorso. Ma l'assessore Coletto avrebbe fatto così per suo figlio? Probabilmente no. Come tutti i genitori sarebbe corso immediatamente al pronto soccorso".

A proposito dei gruppi di medicina integrata, il progetto quadriennale per realizzarli deve ancora partire. Su L'Arena, commenta la proposta di nuovo Sonia Tedesco: "Prevedono, a regime, l'assunzione di 7000 unità tra amministrativi ed infermieri con un costo di 100 milioni. Allora perché con questo personale, non far funzionare i Cup in modo che i cittadini effettuino subito e agevolmente la prenotazione? Stesso ragionamento per l'infermiere: perché con i 3000-4000 previsti non facciamo funzionare bene il distretto e l'assistenza domiciliare? Potenziare i pronto soccorso e renderli efficienti e veloci costerebbe la metà".

Tornando alla questione della conversione dei codici bianchi alla dimissione, su L'Arena è intervenuta anche la consigliera regionale del Pd, Orietta Salemi: "C'è stata una inadeguatezza politica nella governance della sanità veneta, perché la delibera incriminata è del 2011, corretta con allargamento delle esenzioni, nel 2014. L'Azienda ospedaliera di Verona e altre due in tutta la Regione non l'hanno attuata ma il caso è stato rilevato solo quest'estate. Come mai se la delibera prevede «un Osservatorio regionale per analizzare con continuità i dati pervenuti e ad elaborare un resoconto mensile dell'attività del Pronto Soccorso»?. O l'osservatorio non è stato attivato o, se attivato, non ha prodotto il monitoraggio necessario. In entrambi i casi, un grave peccato di omissione da parte della Regione. Chi ha bisogno, spesso accede al Pronto soccorso in modo improprio, intasandolo, perché chi amministra la sanità regionale da dieci anni a questa parte non ha saputo organizzare strategicamente la medicina territoriale. Queste strutture devono funzionare da filtro. Invece così per i cittadini non c'è alternativa al Pronto soccorso".

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