Verona, bimbo morto a Borgo Roma: la madre picchiata in cella da altre detenute

Spedizione punitiva contro Gabriela Rodrigues, 40enne uruguaiana accusata dalla polizia di omicidio del figlio Micael, di appena 14 mesi. La "legge del carcere" ha colpito la donna per i sospetti gravi di aver fatto male al piccolo

E’ finita in carcere, accusata dell’omicidio del figlio Micael, di un anno e due mesi, ma in cella non la lasciano vivere. E’ stata malmenata dalle compagne ed è finita in infermeria Gabriela Beatriz Rodriguez, 40 anni di origine uruguaiana, rinchiusa a Montorio la settimana scorsa, dopo la morte del piccolo avvenuta in un appartamento di Borgo Roma. Le donne che condividevano con lei gli spazi ristretti del carcere di Montorio non gliel’hanno fatta passare liscia. Così, a quanto pare, è stata organizzata una sorta di “spedizione punitiva”, di quelle basate sulla “legge dei detenuti”. Alcune donne della stessa sezione in cui era stata rinchiusa la 40enne, spiega L’Arena, hanno approfittato delle sbarre aperte durante il giorno e “gliel’hanno fatta pagare”. Evidentemente per loro Gabriela è già colpevole. Per la legge italiana invece bisognerà attendere la fine delle indagini ed, eventualmente, il processo.

IL CASO - La polizia avrebbe avanzato forti sospetti sulla madre di Micael subito dopo la chiamata che la donna aveva effettuato al 118. Aveva chiesto l’intervento dei medici di VeronaEmergenza poiché il figlio stava male per “la puntura di un insetto”. Quando i sanitari si sono avvicinati al piccolo, in via Manara a Borgo Roma, avevano subito capito che la situazione era grave. Il bimbo non respirava e hanno fatto il tutto per tutto per salvarlo. Ma non è servito. Durante la visita esterna, tuttavia, erano state notate strane ecchimosi su collo e corpicino. Lividi, segni di violenza. Indizi gravissimi, che hanno costretto il 118 a chiamare in causa la polizia. Dopo alcuni accertamenti e l’interrogatorio di alcune ore, la madre era stata sottoposta a fermo giudiziario.

ACCUSATA - La sua posizione si è aggravata ancora di più quando l’autopsia ha verificato che a causare la morte del bimbo di 14 mesi era stata un’emorragia cerebrale. Una delle cause più probabili è che sia stato picchiato. Non hanno di certo aiutato le testimonianze dei vicini di casa. Alcuni l’hanno liquidato la donna di 40 anni come “strana”, altri sono stati sicuri nel dire che non “aveva una vita tranquilla” e che picchiava il bimbo. Anche la sua professione di prostituta non penderebbe a suo favore. Tutti i residenti del condominio di via Manara l’avevano notata sulla strada, di sera, poco distante da casa, ad attendere i clienti. La polizia l’ha accusata di omicidio di infante.

Gabriela si è sempre dichiarata innocente per la morte del suo bimbo. Alle compagne di Montorio, però, questo evidentemente non interessa. Dopo essere stata aggredita, la 40enne uruguaiana è stata portata in infermeria e, successivamente, è stato disposto per lei l’alloggio in solitario dentro a una cella. Per lei è scattato il divieto di incontrare le altre detenute. A farle visita il suo avvocato difensore, Enrico Varali, giovedì pomeriggio. 

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