Verona, un batterio insidia e distrugge le piante: allarme in Regione per la morìa dei kiwi veronesi

Interrogazione urgente del vicepresidente del Consiglio veneto, Franco Bonfante: "I produttori, non sono in grado di affrontare l’epidemia da soli". L'assessore Manzato: "In guardia dal 2012. Già previsto un sostegno per danni"

Foto web

Di fronte della morìa delle piantagioni di kiwi nel Veronese il consigliere regionale del Partito Democratico, Franco Bonfante, vicepresidente del Consiglio veneto, chiede l’intervento diretto della Regione. Un batterio sta insidiando la pregiata coltura che negli ultimi anni ha sostituito i pescheti, decimati dal virus detto “sharka”. Ma ora la storia sembra ripetersi: le nuove colture sono nuovamente devastata da un batterio che si sta propagando a grande velocità. “I produttori, che già hanno affrontato consistenti spese per il cambio di colture e impianto – scrive Bonfante nell’interrogazione urgente indirizzata al presidente del Veneto, Luca Zaia - non sono in grado di affrontare l’epidemia. E’ necessario l’intervento urgente del servizio fitosanitario regionale, in collaborazione se necessario con i dipartimenti universitari di ricerca, nonché un controllo dell’Arpav sulle possibili interferenze chimiche ed ambientali che possano essere causa del danneggiamento”. Bonfante chiede inoltre il riconoscimento di calamità naturale per le colture veronesi e di valutare nelle opportune sedi, giuridiche e finanziarie, come indennizzare gli agricoltori, facendo ricorso anche ai fondi comunitarie statali".

“Bonfante solleva un problema reale e drammatico, che è all’attenzione della Giunta regionale da quanto ha iniziato a manifestarsi, cioè dal 2012 - replica immediato l’assessore regionale all’Agricoltura, Franco Manzato -. I nostri tecnici e gli Istituti di ricerca sono impegnati da un paio d’anni nell’osservazione del fenomeno. Si tratta di un anomalo e misterioso disseccamento improvviso che porta alla morte delle piante: un fenomeno che nella zona interessata sta diventando la più importante preoccupazione per i frutticoltori di kiwi. Il nuovo fenomeno ha iniziato a manifestarsi nel 2012, ha causato danni consistenti nel 2013 e li sta causando anche nell’anno corrente. L’origine di questa moria è tuttora incerta, ma al momento gli Istituti di ricerca che sono stati coinvolti propendono per cause non parassitarie ed è stata ipotizzata un’asfissia delle radici a causa delle eccezionali condizioni climatiche con piogge consistenti e continue dell’ultimo triennio".

"Questa eziologia non permette l’applicazione dei finanziamenti previsti per le malattie parassitarie e l’estirpo delle piante malate – aggiunge Manzato – ma nel prossimo Programma di Sviluppo rurale abbiamo previsto una misura di sostegno a investimenti per il ripristino dei terreni e del potenziale produttivo di imprese agricole che hanno subito danni e fitopatie in conseguenza di calamità naturali. Inoltre siamo pronti per la costituzione, in provincia di Verona, del polo ortofrutticolo veneto, con il compito di accompagnare le aziende sul mercato”.

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L’unica possibilità per limitare il fenomeno della batteriosi è la prevenzione, che viene attuata sia con metodi agronomici, sia utilizzando alcuni prodotti fitosanitari. Recentemente sono state individuate alcune sostanze attive che si sono rivelate di una certa efficacia se utilizzate in via preventiva, tra queste i sali di rame, l’acilbenzolar-s-metyl e, specificatamente per applicazioni in fioritura, il Bacillus amiloliquefaciens. Questi espianti sono indennizzati, e, dal 2011 al 2013 sono stati estirpati una superficie pari a circa 120 ettari appartenenti a 65 ditte di Verona e Treviso per un importo complessivo già liquidato di un milione 125 mila euro. Per la morte da essiccamento, invece, questa forma di intervento fitosanitario non risulta al momento possibile.

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