Cronaca Centro storico / Piazza Brà

Verona, battaglia sulle 5 ore in più nel contratto delle maestre: respinto il ricorso del Comune

In caso di annullamento, avrebbero dovuto restituire parte degli stipendi incassati nel corso degli ultimi anni. Ma non è ancora detta l’ultima parola. L’assessore al Personale, Enrico Toffali: "Andremo in appello"

Un altro round alle maestre e ai sindacati. E’ questo l’esito dell’udienza al termine della quale il Tribunale del Lavoro ha respinto il ricorso del Comune sull’accordo per il contratto negli asili. L’accordo del 1997 (che risaliva agli anni ’50 ed equiparava il lavoro delle maestre comunali a quelle statali) è pienamente valido. Ad andare per vie legali erano state 54 maestre, sul totale delle quasi 200 insegnanti comunali. La Corte d’appello di Venezia aveva già definito “antisindacale” il comportamento dell’amministrazione di Verona e ha fornito una serie di motivazioni ribadite dal Tribunale del Lavoro lunedì scorso, mentre veniva respinto il ricorso (basato sulle stesse argomentazioni portate davanti ai giudici veneziani. In Italia gran parte delle maestre sono sottoposta al contratto dei dipendenti degli enti locali, sul quale sono previste 5 ore di lavoro in più. Come spiegano i sindacati su L’Arena, si tratta di una vittoria amara, se si pensa alle conseguenze della battaglia legale:

«Anche in tale giudizio il Tribunale ha condannato l'amministrazione che, pur in presenza di due precedenti sentenze che accoglievano le ragioni del sindacato, aveva provveduto a modificare unilateralmente l'orario di lavoro e la struttura della retribuzione».

In entrambi i casi il Comune di Verona è stato condannato anche al pagamento delle spese legali. «Per ben quattro volte in tre anni un giudice ha condannato il Comune di Verona, che ha dilapidato svariate decine di migliaia di euro dei cittadini veronesi in spese legali e processuali», commentano i sindacati. «Il nuovo positivo risultato si unisce ai precedenti pronunciamenti emersi in sede di giudizio e zittisce sul nascere ogni ulteriore scusa o alibi dietro cui il Comune cercherà ancora una volta di nascondere le proprie gravi responsabilità».

Le maestre, in caso di annullamento dei contratti, avrebbero dovuto restituire parte degli stipendi incassati nel corso degli ultimi anni. Ma non è ancora detta l’ultima parola, almeno a sentire il Comune. L’assessore al Personale, Enrico Toffali, ha confessato che si ricorrerà in appello.

OPPOSIZIONE ALL'ATTACCO - Duri i commenti dell’opposizione in Comune. “Con la sconfitta giudiziaria riportata oggi, ultima di una lunga serie, l'amministrazione comunale esce ulteriormente scornata dallo scontro con sindacati e insegnanti delle scuole materne - spiegano il segretario cittadino de Partito Democratico, Orietta Salemi, e i consiglieri comunali Michele Bertucco ed Elisa La Paglia - Al sindaco Tosi e all'assessore Toffali ora non resta che fare marcia indietro e cambiare registro, prima che i ricorsi individuali delle 136 maestre che ancora non hanno adito alle vie legali trasformino la sconfitta in una vera e propria ‘Caporetto’. La lezione è chiara: le sentenze vanno rispettate, il contratto del 1997 resta valido, tentare di forzare la mano non porta da nessuna parte. Ora si deve passare a riesaminare l'intera questione, a partire dalla direttiva dell'Aran (agenzia della pubblica amministrazione) sulla contrattualizzazione del personale insegnante degli enti locali, e trovare la strada corretta per tutelare i doveri dell'amministrazione comunale da una parte, i diritti acquisiti delle insegnanti e la qualità dell'offerta ai bambini dall'altra”.

E ancora: “Il decisionismo e l'accanimento della giunta hanno solo fatto perdere tempo e denaro alla città, a causa delle ingenti spese legali sostenute. Sarà facoltà delle maestre di richiedere il riconoscimento del lavoro straordinario per le ore lavorate in più, ma non entriamo nel merito di queste scelte: ciò che ci sta più a cuore è che la qualità del servizio ne ha risentito, dal momento che non c'è stato alcun confronto sulla riorganizzazione degli orari”.

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